
Vi è dunque stata una vera e propria debacle per la Lega e il Pdl.
Debacle, a
dire il vero, strameritata.
In provincia di Varese la Lega ha perso a Besozzo, Sumirago, Gerenzano
(i nostri complimenti al neo sindaco, l'amico Ivano Campi) e
soprattutto nella storica roccaforte, nonchè città natale
di Bossi, di Cassano Magnago.
Evidentemente le sordide vicende dei vari Belsito, Mauro e Trota hanno
lasciato il segno.
Unitamente, si intende, al pessimo lavoro svolto dal governo Pdl-Lega
che ci ha portati sull'orlo del baratro (insieme a tutti i governi
precedenti e all'attuale, il quale ci sta dando l'ultima spinta
giù dal
burrone).
Infatti, i risultati del Pdl confermano questa lettura dei dati: il partito di
Berlusconi è stato surclassato in moltissimi comuni e città, a volte superato
persino dai grillini.
In controtendenza solo Verona, che ha riconfermato il sindaco
festeggiatore del 150° dell'unità d'Italia, il leghista
patriottico (della patria sbagliata) Tosi.
Un piccolo segnale viene dall'aumento dell'astensionismo, che però ci lascia
piuttosto delusi, in quanto ci saremmo aspettati un incremento più deciso.
Evidentemente il "gioco delle urne" sembra esercitare un certo fascino
su un popolo sicuramente colpito ma non ancora prostrato da manovre
finanziarie inique e punitive.
Tuttavia questi risultati non sono insignificanti, perchè
comunque vanno nella
direzione indicata dalle elezioni politiche e locali svoltesi in questo
periodo in Europa: i popoli sono esasperati, innanzitutto dal
ladrocinio dei politici e dall'austerità che li uccide, e
vogliono un cambiamento radicale.
Purtroppo, almeno in Italia, si rivolgono ancora a coloro che, quanto
meno nel passato, hanno contribuito a creare la situazione attuale
oppure a soluzioni oniriche e neo-
partecipative dalla dubbia natura e dalla ancor più dubbia
sostanza (come il movimento di Beppe Grillo).
L'unico cambiamento possibile per la penisola italiana (e non solo) è invece
l'indipendenza delle diverse e vere patrie che la compongono dallo stato
totalitario e tiranno nato con l'unità forzata del 1861.
Si legge oggi sui giornali locali di Varese che la
controffensiva
cerchiomagista in Lega starebbe partendo e, infatti, le dimissioni
dello sventurato Boni da
presidente del consiglio regionale lombardo ne sono la prova.
Ma contro chi si scagliano i reguzzonian-bossiani? Ovviamente contro il
triumviro e papabile futuro segretario, Maroni.
Il quale, tra l'altro, è
accusato di essere stato al corrente delle operazioni di Belsito ben
prima
delle indagini delle sei procure.
In effetti, ci sembra proprio che in questo caso la corrente
antimaroniana
abbia colto nel segno.
Se Maroni faceva parte del consiglio federale della
Lega, com'è possibile che non sapesse nulla di quel che
Belsito e gli altri
stavano facendo? O, quanto meno, non si è fatto venire dei
dubbi?
Andava tutto bene e poi ora, di colpo, va tutto male?
Se invece sapeva, o aveva dei dubbi, allora è ancora
più grave che non abbia
detto nulla.
E poi, perchè non ha mai detto niente della candidatura del
"Trota" alla
regione? Andava tutto bene anche in questo caso?
Infine, scusate, ma che pulizia è quella di Maroni? Infatti,
una vera pulizia
avrebbe preteso anche la richiesta di dimissioni di Boni stesso, se non
addirittura la sua espulsione.
Così come, diciamocela tutta, anche l'espulsione di Renzo
"Il Trota" Bossi.
Ma
già, è vero, lui è il figlio del
leader maximo.
Come si fa a toccarlo senza
scottarsi?
Quel che colpisce maggiormente nel tracollo di un partito che
era
nato per scuotere l'albero dei “ladri di regime”
(sic!) non
sta tanto nell'utilizzo “allegro” ed indecoroso del
denaro
pubblico (condotta ovviamente riprovevole!), bensì nel fatto
(se
il contenuto delle intercettazioni telefoniche venisse confermato) che
il figlio di Bossi fosse protetto da un'azione penale nei suoi
confronti non solo dagli ex alleati del PdL ma anche dal PD (Fonte:
http:
//www.
ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/04/05/visualizza_new.
html_162324955.
html) .
Ennesima dimostrazione (qualora ve ne fosse ancora bisogno!) di come la
Lega, inglobata e resa innocua, sia - da tempo! - tutt'uno con quel
consociativismo per cui nel Paese non esiste una reale opposizione: il
contrasto tra le varie compagini elettorali risultando nient'altro che
un immondo teatrino ad uso e consumo dell'elettore italiota.
La vita politica, da decenni impantanata in discussioni senza
contenuti, non fa che aggravare anziché risolvere i reali
problemi, continuando nella spoliazione delle risorse e dei risparmi
dei cittadini onesti.
Ciò imporrebbe una seria riflessione sul sistema politico
democratico-
rappresentativo vigente nei Paesi del cosiddetto “mondo
libero” occidentale.
Come ha scritto Paul C. Roberts, commentando le tesi del libro
"Democracy: The God That Failed" di Hans-Hermann Hoppe, la democrazia -
amministrata da custodi temporanei ed intercambiabili (graditi alla
finanza apolide) - mina il futuro di un paese spingendo i governanti ad
adottare politiche che li avvantaggiano nel breve termine della durata
incerta della loro carica, a scapito del benessere di lungo periodo.
Più a lungo durerà questa perversa finzione
democratica,
maggiori saranno i danni all'intero sistema, ossia al diritto, alla
proprietà, alla cultura, alla famiglia e ai valori morali.
Non diversamente, nel Castro Pretorio di Gerusalemme di duemila anni
fa, di fronte ad un governatore romano impaurito e soggiogato, una
folla rappresentativa e “democratica”, urlante e
manovrata,
scelge Barabba e sacrifica Cristo, così oggi un popolo,
buttato
sulla scena ad ogni scadenza elettorale, sceglie chi gli è
più simile, confermato nelle proprie miserie, blandito da
promesse, rassicurato nelle proprie viltà, acciecato dai
luoghi
comuni.
Nel frattempo, buona Tanzania a tutti!
Il "Trota" ha rassegnato le dimissioni da consigliere
regionale.
Evviva! Pare, tra l'altro, che già da due mesi meditasse di
lasciare: evidentemente prendere 12.000 Euro al mese per presenziare a
qualche seduta del consiglio e alzare la mano durante le votazioni era
un lavoro usurante per il Principe, come veniva chiamato dalla Dagrada
e da Belsito nelle conversazioni intercettate.
Quel che però è davvero significativo,
è che il
giovane Bossi è la metafora della Lega: ascesa, successo,
corruzione dei costumi e tonfo improvviso e irreversibile.
Si sentivano onnipotenti Renzo e gli altri e, quasi per contrappasso,
sono caduti a peso morto nel fango.
Ciò che dispiace soprattutto però, è
che la base
onesta ma ingenuotta del partito si ostini a non voler guardare in
faccia alla realtà e, caduto un capo, sia già
alla
ricerca di una nuova guida, come seguendo la legge di un branco che ha
il terrore di non riuscire a camminare con le proprie gambe e a
ragionare con la propria testa.
Questo è ciò che accade a cercare la guida
guardando per terra invece che guardando il Cielo.
Potremmo dire che l’avevamo detto già sei
anni fa quando nacque il Fronte Indipendentista Lombardia.
Potremmo dire di aver colto già allora la radicale doppiezza
e
inaffidabilità dei politici leghisti, Bossi in primis.
Potremmo anche dire che le convulsioni della Lega ci diano pienamente
ragione e quindi goderci un meritato trionfo (almeno
d’opinione).
Resta il fatto che lo scenario di dissoluzione cui assistiamo supera le
più fosche immaginazioni e le più severe
polemiche.
Resta il fatto che la crisi della Lega, in quest’epoca di
ferrea
tecnocrazia centralista e montiana, indebolisce ulteriormente (semmai
ce ne fosse stato bisogno) il fronte di resistenza alla normalizzazione
della politica, in chiave romanocentrica ed eurocentrica, voluta dal
tandem Napolitano-Monti.
E su questo tutti noi, militanti politici indipendentisti, dovremo
riflettere.
Con le dimissioni di Bossi entriamo in una fase di svolta epocale, che
nessuno tra coloro che conoscono bene questo partito finora pensava si
potesse realizzare.
Immancabili fioccano già i distinguo e i "L'avevo detto io",
che il giudicare disgustosi è un puro eufemismo.
Tra questi i più sconcertanti sono quelli dei
fuoriusciti-rientrati in Lega.
Tra l'altro, ora le ultime speranze di alcuni leghisti sembrano ancor
più di prima riposte in Maroni, il salvatore della patria
(padana).
Ma, ohibò, dove è stato Maroni finora? E da
ministro,
lodato da amici e nemici, cosa si può dire che abbia fatto
di
buono per il paese e la gente in difficoltà? La questione
migratoria non è stata risolta, l'ordine pubblico e la
sicurezza
dei cittadini non sono migliorati; in compenso quando c'è
stato
da manganellare, le forze dell'ordine sono state impareggiabili.
Si sentono, inoltre, molte voci sia di militanti leghisti sia di pseudo
ex-alleati che dicono che non è possibile che la Lega e la
family, cioè i Bossi, siano davvero colpevoli, ma che si
tratta
di un complotto contro l'unica vera forza di opposizione rimasta in
parlamento (sic).
Molti, anzi, affermano che sull'Umberto sono pronti a mettere la mano
sul fuoco che sia innocente e all'oscuro di tutto (già, come
si
fa a vivere in una casa in cui, a tua insaputa, stanno facendo lavori
di ristrutturazione pagati dal partito?).
A tutti questi rispondiamo con le parole del deputato PD Marantelli,
rilasciate nell'intervista a "La Provincia di Varese" in data odierna:
"...C'è anche da dire però che, detenendo il
nostro Paese
tristi primati sul tema della corruzione a 360 gradi, immaginare che
l'unico soggetto esente fosse la Lega è come sentirsi Alice
nel
Paese delle Meraviglie".
Inutile aggiungere che il Fronte Indipendentista Lombardia, insieme ad
altre formazioni di coloriture analoghe, resta pronto a raccogliere
naufraghi, superstiti e militanti sani, non senza precisare che il
nostro movimento non è una “lega 2” ma
un soggetto
politico, completamente estraneo alla storia leghista, che ha e
avrà molte cose da dire e da
“revisionare” sulla
storia e sulla confusa ideologia leghista degli ultimi
trent’anni.
Dopo il tanto atteso accordo per il nuovo prestito da 130
miliardi
di euro alla Grecia, al fine di evitarne il fallimento, anche i
telegiornali, noti leccapiedi dei potenti sempre all'opera per
nascondere e minimizzare la verità, hanno detto che il paese
è praticamente commissariato.
Ciò che ci meraviglia è però come tale
notizia non
abbia provocato grosse reazioni, non solo nelle trasmissioni televisive
e nei dibattiti politici, ma soprattutto, cosa ancor più
grave,
tra la gente.
Pare proprio che il popolo non si sia ancora reso conto di che cosa
significhi tutto ciò, come se la cosa non riguardasse anche
noi.
Si parla per la Grecia di sovranità limitata,
cioè le
decisioni verranno praticamente prese a Bruxelles (e, aggiungiamo noi,
presso la sede del Fondo Monetario Internazionale): vuol dire dittatura
mascherata da democrazia, che tra l'altro non risolverà
sicuramente i problemi greci, rimandando solamente l'inevitabile
fallimento.
Tutto ciò ci riguarda, semplicemente perchè la
prossima
sarà l'Italia, checchè ne dica Monti: come si
può
pensare, infatti, di risolvere la gravissima crisi che attanaglia
imprese e famiglie con l'austerità e l'aumento delle
imposte?
Ma, d'altronde, cosa volete che importi ai signori professori del
governo tecnico? Loro guadagnano vagonate di soldi ogni anno (puliti o
legati ad affari, diciamo, strani, non è dato saperlo), vedi
la
ministra Severino (7 milioni di euro, per non parlare della villa da 10
milioni che il suo commercialista ha dimenticato di denunciare, guarda
un po’): la benzina quasi a 1,90 euro/litro a loro fa un
baffo!
Dopo essere anche stati per lungo tempo perseguitati dal
regime
italiano, in tutta la penisola stanno sorgendo sempre più
nuovi
movimenti o partiti indipendentisti, la maggior parte mossi da giusto
risentimento nei confronti dello stato unitario, nato 151 anni fa con
la truffa e grazie all’aiuto delle potenze e delle logge
straniere, in particolare inglesi.
Altri, quelli meridionalisti, oltre a questo hanno anche un ulteriore
risentimento nei confronti delle regioni del nord, accusate di essere
ricche a spese del sud.
Altri invece fanno solamente un discorso di tipo economico.
Quanti tipi diversi di indipendentismo ci sono? Non sapremmo dirlo.
Sono utili alla causa indipendentista? Probabilmente no, se creano
divisioni tra questi diversi movimenti.
Noi crediamo che sia necessaria una sinergia tra tali gruppi, in quanto
innanzitutto siamo tutti vessati da un solo nemico comune: lo stato
italiano.
Basterebbe soltanto citare il proverbio “l’unione
fa la forza” per provare questa verità.
Lo diceva anche Bossi nei tempi d’oro (se mai lo sono stati),
prima che vendesse la Lega a Berlusconi: se oltre al nord si muovesse
anche il sud ed entrambi convergessero verso i palazzi romani, questi
ultimi verrebbero spazzati via in un baleno.
Si fa un gran parlare di dover divulgare la cultura autonomista, ma noi
crediamo, pur concordando con questa necessità, che data la
difficoltà di raggiungere le persone lontane dalle nostre
idee,
sia quanto mai necessaria una fattiva collaborazione tra di noi,
ovviamente senza che nessuno voglia prevaricare o pretendere che gli
altri confluiscano nel proprio partito, cosa che purtroppo oggi accade.
E’ necessario che noi indipendentisti siamo seri, affidabili
e
umili, ricordandoci che la nostra è l’unica
opzione
pacifica possibile per cambiare le cose e ottenere la
libertà.
Se noi falliamo, rimarrà solo la possibilità
della
sollevazione popolare, sperando però che non finisca con
l’essere una guerra tra nord e sud, dimenticandosi del vero
nemico.
Il 24 di gennaio 2012, al teatro Parenti di Milano,
è andata
in scena la prima dello spettacolo del regista Romeo Castellucci,
intitolato “Sul concetto di volto nel figlio di
Dio”.
In questo spettacolo è inserita una scena nella quale il
dipinto
di Antonello da Messina che ritrae il Volto di Nostro Signore
Gesù Cristo, viene imbrattato e dilaniato, il tutto in un
contesto escrementizio e nauseabondo.
Il regista Romeo Castellucci, in svariate interviste, ha parlato di
quella che secondo lui, sarebbe una vera e propria
“merdosofia” affannandosi a spiegare che il suo
spettacolo
ha, in realtà, dei profondi risvolti filosofici e
psicologici
riguardanti il rapporto padre-figlio e che tale scena
“incriminata” possiederebbe un profondo significato.
Questo ha generato già forti proteste spontanee in Francia
da
parte dei cattolici (a cui si è aggiunta anche parte della
gerarchia “ufficiale”), e anche qui a Milano
nonchè
in tutta la penisola sono previste Sante Messe di Riparazione e
iniziative di protesta pacifica lungo l’arco della
programmazione
di questa pièce teatrale fino al 28 gennaio, da parte di
persone
di tutte le estrazioni sociali, aderenti a vari gruppi ed associazioni
e provenienti da ogni dove.
Anche il Fronte Indipendentista Lombardia (specialmente attraverso la
sua attuale dirigenza) non può che unirsi a questa ondata di
sdegno che sta giustamente percorrendo la società civile ed
il
mondo cattolico (“tradizionalista”) di lingua
italiana.
Il Fronte ritiene infatti che la libertà di espressione e di
spettacolo non possa affatto estendersi fino al vilipendio della
Religione Cattolica e all’unica Verità cui la
Politica
deve comunque fare riferimento e cui deve prestare ossequio (non
formale ma sostanziale).
Il medesimo Fronte auspica altresì che le iniziative, a cui
aderisce senza alcuna finalità o volontà di
strumentalizzazione, siano l’occasione per indurre a
riflessione
certa gerarchia ecclesiastica, fin troppo rapida nello schierarsi col
“pensiero unico dominante” e nel condannare
pavidamente con
delle “non-condanne” il blasfemo spettacolo del
signor
Castellucci.
Uno spettacolo che la Lombardia e la Milano di Sant’Ambrogio
e San Carlo non si meritavano.
Domenica 22 gennaio si è svolta a Milano la tanto
pubblicizzata manifestazione della Lega Nord contro il governo Monti,
ancor di più attesa dai maroniani dopo il comizio
dell’ex
ministro lo scorso mercoledì a Varese.
Quel che più colpisce è però il fatto
che tutti,
dai giornalisti agli esponenti leghisti finanche, ahinoi, alla base
stessa del Carroccio, fossero molto più interessati alle
beghe
interne del partito piuttosto che all’attuale situazione in
cui
ci troviamo.
Infatti abbiamo visto i militanti e sostenitori della Lega convenuti in
Piazza Duomo tifare come veri e propri ultras per Maroni piuttosto che
per Reguzzoni, con urla, striscioni e sberleffi nei confronti degli
avversari, davvero come se si trovassero allo stadio.
I loro leader però non sono stati da meno: a parte le
invettive
contro il governo, chi ha udito delle proposte per risollevare il paese
dalla crisi? La solita Lega delle ciance e niente più!
Intanto però Monti e il suo governo stanno continuando ad
agire indisturbati, a loro dire per il bene dell’Italia.
Anzi, il senator professor Monti, che tra l’altro ha detto di
non
essere massone e di non sapere che cosa sia la massoneria, tacendo
però il fatto di far parte della Trilaterale e del
Bilderberg
(noti gruppi mondialisti di stampo massonico), ha affermato che con il
decreto salva-Italia e le liberalizzazioni che stanno approntando, il
PIL italiano avrà uno sviluppo del 10% annuo.
Ci permettiamo però di nutrire qualche dubbio a proposito,
anche
solo per il fatto che la Cina, uno dei paesi che attualmente stanno
avendo uno sviluppo incredibile, ha un PIL annuo del 9%.
Davvero pensiamo che l’Italia possa crescere più
della
Cina, per di più con questa crisi e con queste misure? Noi
del
Fronte crediamo invece che le manovre montiane e le liberalizzazioni in
particolare, porteranno l’Italia al definitivo sfacelo.
Infatti, come si può pensare che aumentando i taxi ci siano
più vantaggi per tutti e più lavoro per i
tassisti
stessi, se già ora fanno fatica a tirare avanti? Oppure, se
anche ai giovani under35 viene data la possibilità di aprire
una
nuova azienda con un Euro di capitale, poi in che modo e con che soldi
la potranno portare avanti? E quando avranno a che fare con la
burocrazia, gli studi di settore ed Equitalia chi li
salverà? Se
poi si dice che bisogna aiutare i giovani a trovare lavoro, ma al
contempo si aumenta l’età pensionabile,
costringendo chi
già lavora da una vita a proseguire fino praticamente a 70
anni,
forse c’è qualcosa che non quadra.
Sinceramente pensiamo che l’Italia non abbia alcuna
possibilità di farcela e allora domandiamo: non sarebbe
forse
meglio pilotare ora il fallimento di questo paese per poi ripartire il
prima possibile, evitandone così una lenta e dolorosa agonia
che
poi comunque non eviterebbe il default? Abbiamo davanti
l’esempio
dell’Argentina.
Infine due parole sul movimento dei forconi.
Il fatto che i media nazionali abbiano volutamente evitato di parlarne
fino a quando non ne hanno più potuto farne a meno e le
innumerevoli illazioni su infiltrazioni in questo movimento di mafia,
fascisti e addirittura massoneria (che sia opera di Monti? Ah
già, non sa cosa sia la massoneria), ci lasciano sperare che
si
tratti di un vero movimento di popolo.
In questo caso avrebbe certamente tutto il nostro appoggio.
Una cosa è certa comunque: i popoli che abitano la penisola
italiana cominciano ad essere stufi e a nutrire sentimenti di
ribellione nei confronti di questo stato, che è stato
tirannico
con loro fin dalla sua unificazione avvenuta con la violenza e
l’imbroglio.
Confidiamo quindi che tale situazione possa essere favorevole alla
liberazione e all’indipendenza delle vere patrie italiane, a
cominciare proprio dalla nostra amata Lombardia.
VIA DALL’ITALIA, LOMBARDIA INDIPENDENTE!
Nelle case degli abitanti della penisola, inesorabilmente
portata
dal tubo catodico, è scattata
l’”operazione
Anita”.
Anita Garibaldi naturalmente, protagonista di una nuova serie
televisiva in due puntate trasmessa dalla RAI.
E altrettanto naturalmente in questa rappresentazione si
assisterà ad una tempesta di politically correct, anzi
un’inondazione: i buoni erano le camicie rosse garibaldine e
la
banda di pirati guidata dal nizzardo, i cattivi naturalmente i soldati
imperiali brasiliani e i borbonici.
Eroi impavidi, appassionati filantropi, missionari del Vero, apostoli
della libertà: assisteremo quindi ad una rappresentazione
della
storia come già la leggiamo nei libri di scuola (e in tanti
universitari), un vero e proprio acritico indottrinamento
pro-risorgimentale, un’apoteosi di retorica in salsa fiction.
Il tutto pagato naturalmente con i soldi pubblici.
Soldi che tutti dobbiamo versare, pagando il canone, volenti o nolenti.
E sia, ma se le cose stanno così, non guasterebbe spendere
quei
soldi o perlomeno parte di essi per avere una maggiore adesione alla
realtà storica, che fortunatamente molti studiosi (si pensi,
ad
esempio, ai nomi di Gilberto Oneto proprio per Garibaldi o di Roberto
Martucci e Massimo Viglione per il periodo risorgimentale nella sua
interezza) stanno divulgando e rendendo accessibile a sempre
più
persone.
Tranne, forse, a coloro che lavorano in “viale
Mazzini”.
Cosentino è stato salvato dal carcere dalla
maggioranza
dell’aula della Camera dei Deputati, ma il voto decisivo
sembra
sia stato proprio quello della Lega Nord.
Nonostante non lo si possa sapere con certezza, in quanto il voto era a
scrutinio segreto, molti elementi inducono a pensare che sia proprio
così.
Infatti, mentre in commissione giustizia i membri leghisti avevano
votato a favore dell’arresto, nei giorni precedenti la
votazione
alla Camera era stato lo stesso Bossi a intervenire più
volte,
più o meno velatamente in senso contrario, dichiarando che
non
c’erano prove che dimostrassero l’affiliazione
mafiosa di
Cosentino, che il partito lasciava libertà di coscienza ai
suoi
deputati in merito al voto e addirittura che la Lega non è
mai
stata giustizialista (e il cappio sventolato a Montecitorio nel periodo
di tangentopoli?).
Ma se l’alleanza con Berlusconi è finita, come la
Lega
tornata di “lotta” ripete continuamente,
perché
allora ha salvato il suo uomo? Da notare inoltre che la stessa Lega
aveva votato a favore dell’arresto dell’altro
pidiellino
Papa quando il governo Berlusconi era ancora in sella, mentre ora ha
preservato dalla prigione Cosentino anche se, almeno a prima vista, non
c’è nulla da poter ottenere in cambio.
Il salvataggio leghista di Cosentino ha però causato altri,
ennesimi malumori nella base del Carroccio, i cui sostenitori hanno
sommerso Radio Padania di telefonate che definire inviperite
è
un puro eufemismo.
Ma soprattutto ha deluso Maroni che si era speso affinché il
partito appoggiasse la richiesta di carcerazione
dell’ex-sottosegretario agli Interni.
Già, ma chi era il ministro dell’Interno nel
governo di
centro-destra da poco esautorato? Proprio Maroni, il sempre
più
lider maximo della fazione ribelle della Lega.
Non si capisce allora come sia possibile che, se egli è
così convinto ora che Cosentino sia un uomo dei Casalesi
(come
lo pensiamo tutti del resto), non lo fosse anche quando i due erano
collaboratori al ministero, con tutte le conseguenze del caso, dato che
la questione era già nota a tutti.
Maroni e la Lega tutta hanno dovuto ingoiare anche questi rospi in nome
del federalismo forse? Non fateci ridere.
Il 2011 è finito ed il 2012 è
incominciato: stanche
feste per chi poteva, silenzio angoscioso per altri, cenoni, veglioni,
botti per far tacere l’incertezza del futuro.
Normale, direbbero molti, come tutti gli anni.
Ma questo 31 dicembre ha portato la fine anche dell’anno
designato come il 150° dell’unità
d’Italia.
Il tutto ha causato una alluvione di costose iniziative in tutta la
penisola, tese a celebrare quest’anniversario; vere e proprie
celebrazioni officiate dal gran sacerdote della religione
risorgimentale (nonché resistenziale), il Presidente della
Repubblica.
Ma, provando ad indagare un po’ meglio nella storia
dell’unificazione della penisola, troveremmo che molte,
moltissime cose non sono esattamente come ce le raccontano i libri di
storia e che, forse, le celebrazioni non sono esattamente adatte alle
VERE circostanze.
Ad esempio: quanti sanno che il generale che comandava le truppe
sabaude all’assedio di Roma del 1870 continuò a
cannoneggiare la città per ore dopo che venne issata la
bandiera
bianca da parte dei soldati pontifici? Quanti hanno mai letto della
fedeltà dimostrata dalle truppe del Duca Francesco V di
Modena
che lo seguirono in esilio in Austria affrontando disagi e privazioni
incredibili? O ancora, quanti sanno che le logge massoniche
organizzavano ogni venerdì santo, e per anni dopo
l’unificazione, grandi banchetti di carne in pubblico nella
Città Eterna in aperto dileggio ai cattolici? Non abbiamo
mai
sentito nessuno in dibattiti televisivi o radiofonici spiegare come
fosse possibile che mille (dicesi mille) volontari sbaragliassero,
comandati da Garibaldi, l’esercito più potente
della
penisola, quello delle Due Sicilie (cosa che fu resa possibile dalla
corruzione e dal tradimento dei generali borbonici comprati
dall’oro inglese e piemontese).
Si tace accuratamente del fatto che lo stesso Garibaldi (sì,
l’Immacolato e Puro Eroe dei Due Mondi) fosse dedito al
commercio
di schiavi cinesi dalle coste dell’Asia a quelle del
Sudamerica,
dove questi poveracci andavano a morire di stenti e fatica.
Se l’Italia fosse una terra seria, si sarebbe colto
l’anno
appena concluso come un’ottima occasione per organizzare
liberi e
seri dibattiti storiografici, che avrebbero messo in luce anche questi
aspetti scomodi.
E invece? Acritica e totale agiografia (guarda caso “laica e
democratica”).
Per altro, pare che gli interessi degli abitanti della penisola in
questi tempi di crisi siano più sul proprio portafoglio che
sui
(dubbi) fasti di un secolo e mezzo fa.
Quindi, con tutto il cuore, ci sentiamo di dire, almeno per questo:
addio 2011, benvenuto 2012.
Tempo di Natale, tempo di manovre.
L’ultima, varata dal governo presieduto dal professor Monti,
ha fatto molto discutere.
E certamente si tratta di una manovra che chiederà, per come
è strutturata, “lacrime e sangue”.
Il che sarebbe anche legittimo, se tale manovra fosse diretta (come
dovrebbe essere) a garantire un futuro ai giovani, a stabilizzare e far
crescere l’economia di una nazione, tassando anche ma
equamente.
Invece? L’obiettivo, ripetuto come un mantra da Napolitano e
dal
professor senator Monti, nonché dai vari economisti ed
esperti
di finanze, è tutt’altro: “salviamo
l’Euro!”.
Infatti, chissà in base a quale arcana ragione,
“l’Euro non può fallire”.
E per evitare questa cosiddetta catastrofe, l’aiuto lo si
dà non ai pensionati, non ai giovani disoccupati, ma alle
banche.
Che guarda caso sono fra quelle entità che han creato il
disastro finanziario-economico che stiamo vivendo.
Ridurre i privilegi della Casta come si tagliano le pensioni e si
aumenta l’età pensionabile?
Nemmeno a parlarne, eresia
meritevole del rogo ben più rovente di quelli accesi mille
anni
fa! Inoltre, si badi bene, non è per nulla detto che
l’
Ita(g)lia, l’Euro e l’Europa si salvino: i
tedeschi, ad
esempio, in barba al governatore della BCE Draghi, pare abbiano
ricominciato a stampare marchi in Svizzera, mentre svariate banche
statunitensi in particolare hanno formulato dei contingency plans volti
ad ammortizzare una “morte” dell’Euro e
dell’Unione Europea.
Quanto durerà la più grande operazione di
accanimento
terapeutico della storia?
Non ci è dato sapere, anche se la fine
del sistema - nazionale ed internazionale - come lo conosciamo,
potrebbe essere vicina.
In fondo, i medici sanno che gli accanimenti terapeutici raramente
hanno effetti benefici, è raro se non impossibile che il
paziente si alzi dal letto.
E’ molto importante quindi per i movimenti autonomisti ed
indipendentisti, non solo nella penisola ma a livello europeo,
prepararsi ad afferrare le possibilità che sicuramente
nasceranno dalla disgregazione della realtà che conosciamo e
dal
“nuovo mondo”.
Che il crollo avvenga fra uno, due, o dieci anni, il fattore
fondamentale è iniziare a far sentire sempre più
forte la
voce dei Popoli Padano-Alpini e dei vari Movimenti politici che ad essi
fan vero riferimento (e non solo, ma anche nelle Nazioni francesi dalla
Bretagna alla Linguadoca, degli Spagnoli dalle terre Basche
all’Aragona, e al Sud della nostra penisola) in modo da
potersi
presentare alla sfida della Storia consapevoli della propria
identità e dei propri punti forti.
Desideriamo complimentarci con gli amici indipendentisti della
penisola iberica e delle Fiandre.
Con i primi per gli splendidi risultati ottenuti nelle recenti elezioni
politiche nelle Spagne, che li hanno visti in netta crescita.
Con i secondi a causa del tentativo fallito, da parte del primo
ministro designato, l'ineffabile Elio Di Rupo, di comporre un nuovo
governo in Belgio dopo quasi due anni di assenza di un esecutivo.
Questa lunga assenza di un potere centrale avvicina a grandi passi
l'auspicata dissoluzione del Belgio in due stati egualmente
indipendenti e sovrani (uno vallone, l'altro fiammingo).
Tutto ciò non può che far ben sperare per la
liberazione delle suddette patrie dal giogo degli stati centralisti che
le hanno
sottomesse finora, togliendo loro linfa vitale e tarpando le loro ali
per impedire che spiccassero il volo verso la libertà e la
crescita materiale e morale dei rispettivi popoli.
Ora che la Storia sembra bussare con temibile insistenza alla porta
scardinata dello stato italiano (presentando il conto di 150 anni di
mala unità), è compito dei movimenti
indipendentisti di farsi trovare il più possibile pronti a
cogliere questo
favorevole momento storico.
Dopo quasi dieci anni di governo, interrotti soltanto dalla
breve parentesi del governo Prodi-bis (2006-2008), il che è
molto
significativo da tutti i punti di vista, la Lega è tornata
all’opposizione e ora si erge quale colonna indistruttibile e
irremovibile come unica garanzia e difesa contro Mario Monti e il suo
governo delle banche.
Ci sembra di vedere in questa mossa un tentativo di ritrovare, agli
occhi della base leghista delusa e dell’elettorato in genere,
una, chiamiamola così, verginità politica ormai
perduta.
Tentativo stucchevole quanto improbabile: come si può ancora
credere a questa gente che in parlamento ha votato di tutto in favore
del padrone Berlusconi e che in così tanti anni alla guida
dell’Italia non ha mantenuto una sola promessa tra le
innumerevoli fatte alla gente del nord, contribuendo però,
nello stesso tempo, allo sfascio attuale?
Ci viene un sospetto: non è che, sistemati figli, parenti e
amici vari e ormai non avendo più nulla da perdere, la Lega
voglia approfittare del cambio di governo, andando
all’opposizione per nascondere l’imbroglio dello
pseudo federalismo calderol-bossiano?
Ora diranno che Monti non lo metterà in pratica per
volontà delle banche e dei
poteri forti, in quanto si tratterebbe di una riforma rivoluzionaria
fatta per
il bene del paese e del popolo, ma si tratta piuttosto di una seconda
legge porcellum, che di autonomista non ha davvero nulla,
tant’è vero che addirittura, se applicata,
ridurrebbe invece di accrescere i trasferimenti agli enti locali.
Per concludere vogliamo ricordare agli esponenti di questo partito
italiano quel che fa William Wallace-Mel Gibson nel film
“Braveheart”, che i leghisti conoscono molto bene
tanto da averne fatto impropriamente una loro bandiera, ai nobili che
lo hanno
tradito.
La crisi? Tranquilli, è arrivato il salvatore della
"patria":
il Professor Mario Monti!
Perfino gli elettori del PD hanno inneggiato
a lui con canti di giubilo (Bella ciao).
Adesso ci penserà lui a risolvere tutti i nostri problemi.
Già, ma come?
Si parla di patrimoniale,
reintroduzione dell’ICI,
ulteriore aumento dell’IVA,
età pensionabile a 67 anni non più a partire dal
2026 ma
già dal 2020,
ecc. ecc. ecc.
Chi pagherà questo prezzo salatissimo?
I ricchi forse?
La Marcegaglia che per prima aveva proposto la patrimoniale, subito
appoggiata dai sindacati (quando conviene sindacati e
“padroni” vanno a braccetto a quanto pare)?
Ai parlamentari vedranno finalmente ridotti i loro privilegi?
Se così fosse temiamo che il governo Monti avrebbe una vita
molto breve.
Ma, a proposito, chi è questo Mario Monti?
E’ già stato detto che è nato a Varese,
che si è laureato ed ha avuto una lunga carriera accademica
all’Università Bocconi di Milano e che ha fatto il
commissario europeo per due mandati, nominato per il primo dal governo
Berlusconi e confermato per il secondo dal governo Prodi.
Pochi però hanno detto che ha lavorato come advisor alla
Goldman Sachs.
Questa è una delle più grandi e influenti banche
statunitensi, una di quelle banche che hanno causato
l’attuale crisi finanziaria (tra di esse anche la fallita
Lehmann Brothers), anzi
fu proprio questa banca che inventò i prodotti derivati e
che però ha anche il vizio di “prestare”
i
propri uomini alla politica: appunto Monti, Mario Draghi, il suo stesso
amministratore delegato Henry Paulson che fu ministro del tesoro di
Bush figlio, Robert Rubin ministro del tesoro per Clinton, Robert
Zoellick 11° presidente della Banca Mondiale e altri, tra cui
anche Romano Prodi.
Monti, per non farsi mancare nulla, è inoltre membro della
Trilaterale e del Bilderberg Group, influentissime lobby
(nonché logge) delle quali fa parte anche il presidente
europeo Van Rompuy.
Ora, gli stati hanno salvato le banche dal fallimento dopo che queste
li avevano mandati in crisi e adesso le banche mandano loro uomini
(anche il nuovo premier greco è un banchiere e ha lavorato
alla BCE) a salvare gli stati?
Per quale strano tornaconto?
Lo scopriremo purtroppo sulla nostra pelle.
Dal canto nostro auguriamo al senator professor Monti di fallire presto
e bene nel suo progetto ministeriale, grazie alla naturale
rissosità del panorama politico nostrano.
Sarebbe un ulteriore passo verso la exit-strategy dall'unità
italiana e servirebbe a far aprire gli occhi a molti.
11 novembre 1918. 11 novembre 2011. 93 anni sono passati da
quel giorno in cui la Grande Guerra finì.
E da allora, la propaganda italica e patriottarda non cessa di dare una
visione retorica ed altisonante della vicenda, con gli eroici soldati
in grigioverde che schiacciano la testa al
“serpente”
austroungarico.
E naturalmente, i nemici di stirpe italica, che pure erano presenti al
fronte e in buon numero, vennero demonizzati.
Come durante il Risorgimento, quando tutti coloro che non aderivano al
nuovo credo nazionalista vennero laicamente
“scomunicati”.
Ma, proviamo a chiederci:
quali furono i reali motivi dietro la patina
della retorica?
Quale fu la verità sulla Prima Guerra mondiale?
Se si guarda bene e serenamente, si scopre che quel conflitto non fu
voluto dal popolo, ma principalmente dalle èlite
internazionaliste e massoniche che colsero l’
occasione per sradicare uno stato antico, sovranazionale, efficiente e
con una società relativamente pacifica, amato e rispettato
dalle sue popolazioni, nonché l’ultimo vestigio
del
Sacro Romano Impero e dell’Europa Cristiana medievale,
sostituendogli
l’americanismo e il modello delle nazionalità.
La causa scatenante della guerra fu, come si sa, l’assassinio
a Sarajevo dell’ Arciduca Francesco Ferdinando, perpetrato da
Gavrilo Princip.
Non tutti sanno che questo Princip era membro di
un’associazione nazionalista segreta para-
massonica, e che l’attentatore fu l’ultimo di una
serie di tre (uno di essi lanciò una bomba a mano contro
l’Erede al Trono): insomma, l’Arciduca doveva
morire, e con lui
l’Impero Austro-Ungarico.
Quale fu il risultato del conflitto?
I tre grandi imperi multinazionali
di diritto divino, Austria-Ungheria, Turchia e Russia, vennero
distrutti rispettivamente dal presidente USA Wilson, dai massoni
Giovani Turchi di Ataturk, e da persone che di
“russo”
avevano solo la lingua.
15 milioni di persone morirono in quella che Papa Benedetto XV
definì correttamente un’ “inutile
strage”, e fra questi morti vi furono 600.000 italiani.
Per cosa?
Per poter completare quello che si voleva fare durante il
“Risorgimento”: l’
italiano nuovo, forgiato nel sangue.
”Vantaggi” concreti? Per 600.000 famiglie, una o
più tombe; per gli industriali e le élite
politiche
“nazionali”, altrettanti zeri nei conti in banca.
Come all’epoca il principio delle nazionalità
venne usato dalla Società delle Nazioni (o
Società della
Squadra e Compasso) per demolire Stati funzionanti ed erigere
mostruosità geopolitiche, così al giorno
d’oggi lo stesso
principio può essere usato GIUSTAMENTE per far risorgere una
Patria
vera, fatta di gente in carne ed ossa e non solo di parole e vuoti
principi:
quella Lombarda.
E come la Prima Guerra Mondiale si combatté chiedendo agli
ita(g)liani un tributo di sangue, al giorno d’oggi si
può
e si deve combattere ancor più con forza, senza naturalmente
chiedere sangue o bruciare cartucce, per una nuova Lombardia: libera,
indipendente e grande in un’Europa dei Popoli, e non delle
banche.
Sembrerà strano a chi legga questo comunicato che
un partito politico si occupi dell’incontro interreligioso
che si
è svolto il 27 ottobre u.s. ad Assisi, nel venticinquesimo
anniversario
della prima riunione di questo tipo voluta da Giovanni Paolo II sempre
ad Assisi il 27 ottobre 1986.
Il Fronte Indipendentista Lombardia ritiene però doveroso
dare ai propri militanti, sostenitori ed elettori una propria chiave di
lettura di questo avvenimento.
Innanzitutto, essendo il Fronte un movimento indipendentista ed
identitario, non può che essere molto legato alle radici e
tradizioni, non ultime quelle religiose, della propria terra e dei
propri avi, e di conseguenza non può fare a meno di
sottolineare come queste riunioni tendano ad amalgamare, parificandole,
tutte le
religioni del mondo in un’unica e universale
“religione
della pace”.
Ciò è stato confermato dallo stesso organizzatore
di questi incontri a cadenza annuale, Andrea Riccardi, responsabile
della
Comunità di Sant’Egidio, il quale ha spiegato che
essi si ispirano ad una fantomatica religione universale preconizzata
agli
inizi del ‘900 da un rabbino livornese, tale Elia Benamozegh.
Inoltre a questo Ufficio Politico sembrerebbe che tali riunioni
ecumeniche, condannate tra l’altro da Pio XI
nell’Enciclica “Mortalium animos”,
ricordino in maniera
impressionante i lavori delle Logge massoniche, ove, come gli stessi
grembiulini dicono,
in spirito di fratellanza (massonica appunto) uomini di tutte le
religioni, conservando ognuno la propria credenza (o non credenza),
lavorano assieme per il “bene” temporale
dell’umanità.
Ora, tra i tanti frutti marci della massoneria nel corso dei secoli
annoveriamo, solo per citarne un paio, il gran sabba della Rivoluzione
francese e la devastante Rivoluzione italiana, chiamata col nome
altisonante di risorgimento.
Di quest'ultimo noi lombardi, insieme agli altri popoli della penisola
italiana, portiamo ancora oggi le tragiche ferite.
Per questo il Fronte Indipendentista Lombardia sente il dovere morale
di mettere in guardia i propri connazionali e tutti gli uomini di buona
volontà dal sottovalutare tali eventi, che solo in apparenza
sembrerebbero attenere soltanto alla sfera religiosa e veicolare
contenuti positivi per la pace sociale.
Abbiamo sentito le notizie e visto le terribili immagini della
violentissima alluvione che ha colpito ieri Genova e ne siamo rimasti
esterrefatti.
Desideriamo quindi manifestare la nostra vicinanza a tutte le persone
che stanno soffrendo a causa di questo tragico evento e di quello
simile che la scorsa settimana ha devastato il Levante ligure e le
Cinque Terre.
Ci addolora soprattutto il fatto che ci siano state purtroppo delle
vittime e tra queste dei bambini.
A loro e ai loro cari va in particolare il nostro pensiero e la nostra
prece.
Non possiamo però fare a meno di denunciare che queste erano
tragedie annunciate, non solo per l’allerta meteo di questi
giorni sottovalutato dalle autorità competenti, le quali
hanno chiuso i cimiteri ma hanno tenuto aperte le scuole, ma
innanzitutto per
la cementificazione selvaggia che ha violentato nel corso degli anni il
territorio ligure.
Se si continua a disboscare senza freni e si riducono gli alvei dei
fiumi e dei torrenti per avere sempre più aree edificabili,
poi non ci si può meravigliare che il terreno non trattenga
più l’acqua quando piove forte provocando magari
anche delle frane e che i fiumi straripino in men che non si dica.
A questo si aggiunga anche la sempre più grave riduzione di
trasferimenti di fondi da Roma, che causa inevitabilmente la mancanza
di risorse per la manutenzione straordinaria (se non anche ordinaria)
degli argini.
Questi due fattori, la cementificazione e la mancanza di fondi per la
manutenzione, sono dei gravissimi problemi che toccano da vicino anche
noi, come ci ricorda l’alluvione di due anni fa a Varese.
Ci chiediamo inoltre chi ripagherà i poveri alluvionati che
hanno perso tutto, dato che proprio ai varesini danneggiati
dall’evento di due anni fa non sono ancora arrivati i fondi
che erano stati loro promessi.
Cogliamo l’occasione per salutare gli amici del Movimento
Indipendentista Ligure e per renderci loro disponibili per qualsiasi
necessità legata alle suddette alluvioni.
Il Fronte Indipendentista Lombardia non manca di ricordare il
tragico anniversario del plebiscito truffa che si tenne nelle terre
venete nel 1866 per la loro annessione al Regno d’Italia, di
cui pochi giorni fa ricorreva.
I Savoia, dopo aver vinto una guerra per procura, sfruttando la
vittoria prussiana sugli austriaci, si facevano consegnare
l’ambita preda veneta con una grottesca triangolazione
Austria-Francia-Piemonte.
Il tutto veniva suggellato da un plebiscito, più vicino a
certe votazioni oggi tipiche solo dei paesi tribali, monitorati da
osservatori internazionali.
Vogliamo ricordare quindi come il governo sabaudo con la truffa,
l’inganno e la violenza costrinse le popolazioni locali ad
unirsi all’appena nato Regno d’Italia e come, per
andare
sul sicuro, manomise ulteriormente i risultati del voto, in un
crescendo
ripugnante di violenza e frode.
Il Veneto allora era una nazione ricca e fiorente, degna erede della
Serenissima Repubblica, ma gli italiani portarono anche qui, con
l’unificazione, miseria e povertà.
Infatti il Veneto fu la zona della penisola italiana che vide le
maggiori emigrazioni, soprattutto all’estero: una vera e
propria diaspora che i veneti, nel mondo e in patria, piangono ancora
oggi.
Pur in un anniversario tanto carico di amari ricordi per tutti noi, ne
approfittiamo per congratularci con gli amici di Veneto Stato per il
progressivo rafforzamento dovuto ad un serrato e franco dibattito
interno e formuliamo loro i migliori auguri per i futuri appuntamenti
interni.
Veneto Stato rappresenta una grande risorsa per la propria terra e la
propria gente, ma anche per tutti gli indipendentisti che, nella
penisola italiana e in Europa, lottano per la liberazione delle
rispettive patrie e popolazioni dagli occupanti/invasori di turno.
Pur nella pluralità dei diversi movimenti indipendentisti,
l’unità interna dei singoli movimenti è
garanzia per qualsiasi futura attività sul territorio,
affinchè tutti possano farsi trovare pronti al grande
appuntamento con la
storia, quello legato alla fine e al superamento
dell’Unità italiana.
Rivolgiamo perciò agli amici veneti e a tutti gli altri
movimenti indipendentisti un invito all’unità e
alla collaborazione poiché l’unione e la
collaborazione
fanno la forza.
Anche al Fronte Indipendentista Lombardia spetta il dovere di
analizzare il breve intervento che Giorgio Napolitano ha dedicato al
tema della secessione e dell’eventuale superamento dello
stato
unitario italiano durante la sua visita a Napoli il 30 settembre 2011.
Sembra indubitabile che in questi ultimi anni gli interventi dei
presidenti della Repubblica siano coperti da una forma implicita di
infallibilità e tutti gli attori politici debbano prestare
ad
essi un pieno assenso della mente e del cuore oppure un ossequioso e
deferente silenzio.
Pur dimorando in un palazzo che un tempo apparteneva ad un Pontefice
(quello sì infallibile per grazia divina e per il divino
ufficio
che esercitava) ci sembrerebbe strano che per una sorta di misteriosa
osmosi questa infallibilità si sia trasmessa
all’attuale
possessore del Quirinale.
Ci sbagliamo? Il Presidente della Repubblica italiana è
forse infallibile?
I fatti sembrerebbero smentirlo: ad esempio la frase “Non
esiste
una via democratica alla secessione” è palesemente
un
anacronismo storico, un assurdo giuridico, un presa di posizione che
ignora la storia ed il comune buon senso.
Ci è lecito dirlo oppure questa frase appartiene al
magistero presidenziale infallibile?
Manchiamo forse di rispetto al Capo dello Stato se con vigore e con
rispettosa forza facciamo notare all’opinione pubblica questo
errore?
Gli Stati non sono eterni, i confini sono mutabili, anche solo per il
semplice fatto che sono mutati.
Quanti governanti, quanti ministri, quanti uomini politici hanno
proclamato immutabile e sacrale una situazione, una condizione, uno
status e la Storia, maestra e giustiziera, si è incaricata
di
smentirli, di farli cadere nell’oblio, a volte nel ridicolo,
a
volte nel fango della condanna e del disonore?
In questi giorni abbiamo avuto occasione di leggere una
lettera del sindaco leghista di Macherio, mandata al Corriere della
Sera, e che ha suscitato un certo interesse.
In essa si toccano, infatti, dei temi che anche noi abbiamo spesso
meditato.
Tra i più interessanti: la Lega Nord oramai trasformata in
“Lega romana”, in articolati intrecci economici con
i partiti centralisti, vincolata ad un sistema di scambi di clientele e
prebende, legate a quello stato centralizzato che si voleva smantellare
per far posto alla “Padania”.
Fino alla fine degli anni ’90 il motore
dell’attività era l’indipendenza (o
forse meglio e più ingannevolmente la
“secessione”), ora è federalismo.
Il secondo tema interessante: la constatazione della vacuità
degli slogan ripetuti da Bossi, nella stanca cornice di Venezia, slogan
incapaci di animare lo spirito di indipendenza dei popoli
padano-Alpini, sopiti da mille giravolte e altrettanti dietrofront.
Al di là della bontà dell’operato dei
singoli funzionari ed amministratori centrali o locali, la Lega Nord ha
perso la sua vocazione e ha cessato il suo ruolo storico.
E quindi, che fare?
Sicuramente questa domanda se la sono posta tante volte parecchi
amministratori della lega, e magari, o per calcolo o per conformismo di
partito o per abitudine, non sono riusciti a darsi una risposta
soddisfacente.
E tuttavia, noi possiamo dire a questi amministratori che nella nostra
Regione una risposta esiste, una risposta che si chiama Fronte
Indipendentista Lombardia, una risposta di rottura che azzera i
tradizionali riferimenti della politica italiana, mutando alla base il
sistema di valori di riferimento.
Il Fronte è un’organizzazione politica che si
sforza di fornire un’alternativa a tutti i partiti italiani
(lega compresa), un’alternativa davvero indipendentista.
Punto primo del nostro programma è difatti
l’indipendenza della Lombardia, da raggiungersi certo in modo
graduale e progressivo.
Come primo passo è fondamentale una riscoperta vera (e non
solo folcloristica o strumentale) della lingua e della cultura lombarda
e conseguentemente del suo spirito nazionale, passando al contempo
all’impegno politico sul territorio.
Questo è il percorso obbligato che deve precedere qualsiasi
iniziativa di tipo referendario che possa svellere le catene
legislative che la Costituzione del 1946 ha posto ai piedi dei popoli
italiani.
Una Lombardia indipendente potrà stare al passo delle
più avanzate nazioni europee: basti pensare che le tasse
sono da noi elevatissime, quasi come in Scandinavia.
Con una differenza: le tasse in Svezia vengono reinvestite per
migliorare la nazione, e reinvestite bene.
Qui invece, e gli amministratori lo sanno, lo Stato centrale divora e
brucia e ai comuni rimangono solo le briciole.
Sul sito del Fronte Indipendentista Lombardia gli amministratori
potranno altresì trovare il programma politico completo
(www.frontelombardia.net).
Non esitino a contattarci, se vogliono davvero voltare pagina.
Voci di numerose epurazioni in casa Lega, anche di esponenti
importanti, vengono ogni giorno riportate su tutti i giornali locali e
anche su molti quotidiani nazionali a quasi una settimana dal
congresso-farsa di Varese.
A queste si aggiunge la pubblicazione dei documenti che provano che la
Lega ha ricevuto molti soldi (si parla di 70 miliardi di lire) da
Berlusconi agli inizi degli anni 2000 per ripianare i propri
ingentissimi debiti, in cambio di un'alleanza di ferro con lo stesso
Cavaliere.
Noi del Fronte Indipendentista Lombardia siamo inorriditi da questa
situazione, soprattutto per come vengono trattati i militanti, al
lavoro dei quali i vertici leghisti devono praticamente tutto: non
sarebbero seduti sulle comode poltrone dei palazzi romani e non
percepirebbero lautissimi stipendi se non fosse stato per l'impegno
della base.
Dall'altro lato, noi che cinque anni fa, quando uscimmo dalla Lega per
fondare il Fronte perchè schifati dall'andazzo che essa
aveva già preso e che fummo per questo tacciati di essere
dei traditori, adesso possiamo anche con una certa soddisfazione
affermare: ve l'avevamo detto!!!
Alcuni ci dissero anche che avremmo dovuto combattere da dentro invece
di andarcene sbattendo la porta.
A queste persone diciamo: visto che il coltello dalla parte del manico
ce l'hanno sempre loro? Sono furbi. Hanno fatto un congresso-farsa e
ora espelleranno i dissidenti, come del resto hanno sempre fatto in
Lega (e come avrebbero fatto anche con noi), da Miglio in poi, con
quelle persone con un minimo di cervello che avrebbero potuto mettere
in ombra il capo.
Capo che, nonostante tutto e nonostante sia anche visibilmente ormai
incapace di guidare il partito e, ciò che più
importa, di fare il ministro, continua ad essere visto dai militanti
come un idolo.
A noi sembra invece che i documenti sui citati accordi tra Bossi e
Berlusconi, iniziati già alla fine degli anni '90,
dimostrino chiaramente che il segretario della Lega aveva
già tradito il suo popolo molto tempo prima della sua
malattia.
A questo punto ci sentiamo di dover rivolgere un appello alla base
leghista: cari patrioti, traditi come noi da chi credevamo amico,
aprite gli occhi, mandate a quel paese questa gentaglia e unitevi a noi
nella battaglia per una Lombardia libera dall'Italia e dalla Lega
padrona.
Dopo l'ennesima farsa di "democrazia interna", messa in scena
dalla
Lega Nord durante le recentissime elezioni per il rinnovo della carica
di segretario provinciale varesino, il Fronte Indipendentista Lombardia
è tenuto ad intervenire per due ordini di motivi.
Il primo è per esprimere la soddisfazione di fronte
all'umiliazione delle velleitarie e parolaie opposizioni interne.
I sogni svaniscono, come sempre, all'alba e noi possiamo solo
immaginare lo sconcerto e l'amarezza dei tanti "durissimi e purissimi"
che per anni e anni hanno millantato potere e autorevolezza all'interno
della lega varesina e ora vengono tacitati come intrusi, additati come
zimbelli, sbeffeggiati come traditori.
Eccola la vostra Lega, che Vi umilia e Vi schiaffeggia! Ecco la
presunta "superiorità morale" di una parte della lega
varesina
che si rivela per quello che era: un favola consolatoria da raccontarsi
nel chiuso delle sezioni o in private conventicole
pseudo-rivoluzionarie.
Noi guardiamo divertiti dall'esterno e mossi da sentimenti
più di pietà che di disgusto.
Il secondo motivo per cui il Fronte interviene è per
ricordare
che nel grande naufragio della verità e dell'onore che ha
caratterizzato quest'ultimo decennio leghista, esistono scialuppe di
salvataggio pronte a raccogliere i naufraghi in buona fede, senza
chiedere nè abiure, nè sconfessioni, per portarli
in un
nuovo modo di fare politica.
Una di queste è indubbiamente il Fronte Indipendentista
Lombardia, attivo sin dall'estate 2006 e sempre presente in tutti gli
appuntamenti elettorali.
Passate con noi, rigettate la politica familistica, i satrapi e i
cortigiani, l'abbraccio mortale coi poli italiani, e ritroverete parte
di quello spirito della Lega originaria che probabilmente non avete
dimenticato, insieme ovviamente alle peculiarità del nostro
movimento politico.
In questa giornata, i corifei e cantori della cosiddetta
“unità nazionale” trovano uno dei loro
maggiori momenti di fasto e celebrazione.
Si tratta della “breccia di Porta Pia”: i
Bersaglieri al comando del generale Luigi Cadorna invadono la
Città Eterna, l'ultimo baluardo del Papa Pio IX contro
quella che è stata ben definita la “rivoluzione
italiana”.
Giovani della penisola italiana contro giovani della penisola italiana:
questa era la realtà che il
“risorgimento” era riuscito a creare, e proprio in
nome dell'unità fra popoli che non erano e non avrebbero mai
voluto (e dovuto) essere uniti.
Né mancarono, in quel 20 settembre del 1870, episodi
sgradevoli per non dire di vera e propria crudeltà; fra i
primi si può ricordare l'ingresso a Roma, subito dopo i
bersaglieri, di un carretto trainato da un cane e carico di bibbie
protestanti. L'animale rispondeva al nome di
“Pionono”.
Fra i secondi, invece, basti accennare all'ordine di Cadorna di
continuare a cannoneggiare la città dopo che venne innalzata
la bandiera bianca da parte dei soldati del Papa.
Questi ultimi invece adottarono un comportamento esemplare sotto
l'aspetto militare e quello umano: si difesero lo stretto necessario
cercando di rallentare il più possibile gli assalitori,
peraltro molto più numerosi, e sapendo di combattere una
battaglia già persa in partenza.
Il comandante supremo pontificio, generale Kanzler, avrebbe desiderato
(e potuto) continuare la lotta, ma arrivò l'ordine diretto
di Pio IX di cessare le ostilità: l'obiettivo era difatti
stato raggiunto.
Il Papa aveva dimostrato alla comunità internazionale di
cedere il suo Principato solo perché attaccato e sconfitto
con la forza delle armi.
Anche da questa estremamente sommaria narrazione dei fatti si dovrebbe
capire come gli sconfitti del 20 settembre si siano meritati il ricordo
perlomeno cavalleresco di chi li ha battuti.
E invece nulla.
La storia la scrive chi vince, e purtroppo questo è un caso
emblematico: celebrazioni su celebrazioni dell'invasione di un pacifico
stato sovrano e amico (in teoria) di casa Savoia, parate, medaglie e
onori per gli aggressori, poi saldamente insediatisi nell'Urbe.
Totale oblio per gli Zuavi e i Militari dell'Esercito di Pio IX.
Il comandante, il generale Hermann Kanzler, è sepolto in
un'anonima tomba al Pincio, che non viene da nessuno (e men che meno
dal Comune di Roma, responsabile formale di essa) curata: nemmeno un
fiore sta a ricordare chi vi giace.
L'appiattimento della verità storica e del ricordo dell'
“altra parte” venne poi perseguito sistematicamente
attraverso le due istituzioni totalizzanti: la scuola e il servizio di
leva, a cui si aggiunse (per chi poteva permettersela)
l'università, tutti e tre tesi a costruire l'uomo nuovo,
laico e democratico: l'italiano (ma quello artificiale). L'operazione
ha avuto successo, bisogna ammettere.
Chi, specialmente fra i giovani, si ricorda oggi degli Zuavi pontifici?
Chi si ricorda, se non in versioni dolorosamente distorte e faziose,
delle Nazioni e delle vere Patrie precedenti al 1859/60?
La soppressione dell'identità nazionale (quella vera)
è stata portata avanti anche contro le popolazioni
Padano-Alpine: e fra essi, in particolare i Lombardi (ma anche Veneti,
Piemontesi, Liguri, e così via).
Chi prova a ricordare che queste sono vere Nazioni viene tacciato di
“anti-italianità”, nuovo atroce crimine.
La stessa cosa di cui i cattolici intransigenti, per inciso, venivano
accusati.
Un collegamento fra oppressi e (apparentemente e momentaneamente)
perdenti che trascende i secoli.
Che lega in una fratellanza ideale contro lo Stato oppressore e
centralista il più umile Militante Indipendentista e
l'anonimo Zuavo, soprattutto in una giornata significativa come questo
20 settembre 2011.
Il Fronte Indipendentisca Lombardia non può che conservarne
con forza il ricordo e rendere anche il loro ricordo come sostanza
della propria azione politica.
Uno dei problemi più gravi che stanno emergendo,
nell'ambito dell'analisi che il mondo indipendentista lombardo sta
elaborando in merito all'attuale situazione politica italiana, e'
sicuramente l'attacco alla struttura comunale che Roma sta attuando.
Nascondendosi dietro fantomatici risparmi, in realtà una
goccia nel mare dello spreco pubblico italiano, la politica romana sta
cercando di delegittimare quella rete politico-sociale che è
sempre stata il vanto di una regione come la Lombardia, rappresentata
in gran parte dalla parte migliore di coloro che si occupano della cosa
pubblica.
Persone che, spesso a fronte di compensi irrisori, hanno sempre
contribuito alla quotidiana risoluzione dei problemi dei cittadini che
abitano soprattutto i piccoli comuni lombardi.
Riteniamo inoltre che questa manovra nasconda anche un altro scopo:
l'annullamento della specificità e dell'identità
di queste piccole comunità, che secoli di storia hanno
costruito e che un colpo di spugna del potere centrale vorrebbe
cancellare per sempre.
A questo punto pensiamo che sia giunta l'ora di decidere in quale campo
si debba stare: o con Roma o con la Popolazione Lombarda.
E' per questo motivo che facciamo appello a tutti coloro che hanno
rappresentato sinora le istituzioni locali lombarde: E' GIUNTO IL
MOMENTO DA PARTE VOSTRA DI VALUTARE SERIAMENTE L'OPZIONE
INDIPENDENTISTA LOMBARDA, l'unica che può salvare la nostra
gente dal marasma romano e dalle tempeste che stanno travolgendo lo
Stato italiano.
Non importa a quale schieramento abbiate appartenuto finora, non
importa quale sia stato il vostro percorso politico, una sola cosa deve
essere messa in primo piano: la LOMBARDIA e le vostre
comunità, rifuggendo anche soluzioni pseudo-padaniste che
coloro che avrebbero dovuto difendervi, e che si sono dimostrati i
peggiori traditori che la storia lombarda ricordi, vi propongono ora
come alternativa, esclusivamente per salvare loro posizioni personali
di privilegio.
Una Lombardia Indipendente può stare tranquillamente al
passo delle nuove realtà locali europee che si stanno
facendo avanti, nel superamento degli Stati centralisti che sta
avvenendo ovunque.
E voi potete essere il punto di partenza di questa nuova
realtà.
Dai piccoli comuni lombardi può partire la piccola onda che
si trasforma nello tsunami epocale che travolgerà Roma ed i
suoi mentori.
Dopo lunga gestazione il governo italiano ha finalmente
partorito la manovra economica aggiuntiva che, a detta dei responsabili
(o irresponsabili ….) romani e' stata loro richiesta dai
mercati finanziari per continuare a sostenere il carrozzone italico.
Orbene, senza entrare nel dettaglio dei provvedimenti di carattere
fiscale che sicuramente colpiranno, direttamente o indirettamente i
cittadini lombardi, sono i tagli nei confronti degli Enti Locali quelli
che piu' indignano un Movimento come il nostro, che ritiene che la base
della propria azione politica sia il legame con il Territorio.
Non solo vi saranno notevoli tagli agli stanziamenti a Regioni e
Comuni, che hanno provocato le (sicuramente temporanee ….)
proteste di Formigoni e di importanti Sindaci, tutti concordi a cantare
il de profundis del tanto pubblicizzato federalismo, ma saranno
cancellati interi comuni con una manovra di accorpamento.
Mentre i cittadini chiedevano robusti tagli alla Casta parlamentare, a
fronte anche dei recenti articoli di stampa che indicavano con
chiarezza i privilegi di lorsignori, viene invece colpita la parte
spesso migliore della politica stessa, quella composta da migliaia di
amministratori locali che, al costo di modestissimi compensi,
garantiscono la vicinanza delle istituzioni alla popolazione.
Senza contare il fatto che, con questi accorpamenti, sara' sempre piu'
difficoltoso per i cittadini avere accesso ai servizi, soprattutto a
quelli che si occupano dell'assistenza diretta nei confronti di
anziani, disabili, ecc.
A questo punto, deve alzarsi in modo forte la voce della cittadinanza
Lombarda, derubata per l'ennesima volta da Roma e, in modo clamoroso,
per mano di personaggi che si sono sempre vantati delle loro origini
lombarde.
Non solo ci portano via i nostri rappresentanti locali, ma anche tutto
quel patrimonio di Identita' e Tradizioni che le nostre collettivita'
comunali hanno rappresentato nei secoli.
Mobilitiamoci tutti per diffondere nei Lombardi la consapevolezza che
l'unica strada percorribile e' quella dell'INDIPENDENZA e cacciamo i
traditori del Popolo Lombardo dalla nostra Terra.
Cinque anni, come oggi, il Fronte Indipendentista Lombardia,
con una sua delegazione, deponeva una corona sulla tomba del Professor
Gianfranco Miglio al cimitero di Domaso.
“Nella figura del Prof. Miglio, che assolutamente
non intendiamo strumentalizzare, riconosciamo i tratti dell'impegno
politico scevro da sporchi e squallidi interessi economici e sostenuto
unicamente dall'amore per la propria Terra e la sua Liberta'.
Ricordiamo i discorsi lucidamente infuocati e profondi del Professore
in quel di Pontida e ricordiamo l'odio cieco e la sordida invidia che i
piccoli luridi dirigentelli del partito provavano nei suoi confronti
alla vista del successo e della popolarita' di Miglio e del suo
rivoluzionario messaggio tra il Nostro Popolo.”
Con queste espressioni, certamente polemiche ma non prive di
validità, si esprimeva allora la dirigenza del nostro
Movimento.
Queste espressioni, da Portavoce nazionale, mi sento di sottoscrivere
ancora.
Del vasto magistero politico ed accademico ogni movimento politico, sia
esso federalista o indipendentista, può trarre suggerimenti
e ispirazioni, ora felici e arricchenti, ora più strumentali
e accessorie, ora più fedeli all'essenza del sua pensiero,
ora meno.
Se per un istante vogliamo astrarci dalle abissali miserie del
dibattito politico odierno, non possiamo che rilevare quanto siano
state profetiche le riflessioni del professor Miglio sul progressivo
svuotamento e sgretolamento (anche formale) delle democrazie
rappresentative (così come uscite dalle rivoluzioni e dalle
manomissioni ideologiche settecentesche), tragicamente anticipatrice
è stata anche la sua analisi della fine inesorabile dello
Ius publicum europeum (frutto finale della tarata pace di Westfalia) in
questi decenni di “missioni democratizzatrici”; di
guerre asimmetriche e di conflitti endemici.
Ben lungi dal volere dare una chiave di lettura univoca, la riflessione
politica frontista, specie di questi ultimi due anni, preferisce
però cogliere gli aspetti più neomedioevalistici
del pensiero del professor Miglio, sicuramente più fecondi,
e ancorandoli altresì ad un solido orizzonte valoriale,
trasmessoci dalla tradizione, dalla cultura e soprattutto dalla
religiosità delle nostre terre, farne progressivamente
materia di riflessione e di azione politica.
Questo è l'aspetto più
“nostro” del pensiero del professor Miglio, preside
per ventinove anni della facoltà di Scienze politiche
dell'Università Cattolica del Sacro Cuore in Milano,
è stata e sarà una delle cifre distintive
dell'azione politica e culturale del Fronte Indipendentista Lombardia,
anche negli anni a venire.
Lo sfrondamento dell'etica patriottica risorgimentale, avviato
dopo il Sessantotto e il crollo del sentimento nazionale, ha aiutato a
far piazza pulita di molte frottole che ai giovani studenti la scuola
italiota imponeva fin da piccini attraverso la melensa ed edulcorata
visione del Risorgimento proposta da Cuore di De Amicis e la fervida
inventiva di G.C Abba ne Le notarelle di uno dei Mille, inquietante
nella sua pretesa di essere un diario di mera cronaca.
Nonostante i testi scolastici persistano a preferire le figurine Liebig
alla verità documentaria, ormai la visione tradizionale di
Risorgimento vacilla grazie all'inclito lavoro di molti studiosi,
spesso estranei al mondo accademico (parliamo dei vari Pellicciari,
Alianello e Costa Cardol) e la verità fuoriesce in tutta la
sua tragica evidenza.
“Si scopron le tombe, si levano i morti,/ I martiri nostri
son tutti risorti” cantava Luigi Mercantini, modesto poeta
tardoromantico, peccato che i Martiri del Risorgimento abbiano le mani
grondanti di sangue innocente e insudiciate dal vile
mercimonio…
Dai sepolcri risorgimentali si potrebbero trarre miriadi di storie
agghiaccianti, tra le quali spiccano i famosi fatti di Bronte in
Sicilia.
La mera cronaca dell'evento, nella versione datacene da Verga nella
novella Libertà , mostra, senza ombra di dubbio, quanto
questi eventi siano difficilmente inquadrabili nella nozione comune di
“Risorgimento”: una ribellione popolare dei
berretti, ossia dei poveri contadini, in nome di Garibaldi (o meglio
delle sue illusorie promesse), dell'Italia e della libertà
contro i cappelli, ossia i cittadini agiati, venne soffocata nel sangue
dal generale garibaldino Bixio, inviato sul luogo dallo stesso
Garibaldi.
Perché mai Garibaldi avrebbe dovuto usar violenza contro
agitatori che lo invocavano?
La questione è in realtà ben più
complessa e merita un maggior approfondimento: innanzitutto
è necessario specificare che la cittadina di Bronte sorge
all'interno di un territorio che, all'epoca, apparteneva al feudo
siciliano noto come Ducea di Nelson.
Nel dicembre del 1798, infatti, l'ammiraglio inglese Horatio Nelson,
celebre vincitore delle battaglia navale di Abukir contro Napoleone,
portò in salvo Ferdinando IV di Napoli (e III di Sicilia) e
la moglie Maria Carolina dalla capitale partenopea , che stava per
essere conquistata dalle truppe del generale francese Championnet,
verso la tranquilla Sicilia; in aggiunta l'ammiraglio Nelson si
prodigò nella repressione della Repubblica Partenopea, tanto
che uno dei principali esponenti, l'ammiraglio Francesco Caracciolo,
venne impiccato su una sua nave in sua presenza.
In cambio di questi eccellenti servigi Ferdinando diede all'ammiraglio
inglese la possibilità di prendere in dono un feudo: Nelson
scelse quello di Bronte , ottenendone anche il titolo trasmissibile di
duca.
Anni dopo, la presa (o forse sarebbe meglio dire compravendita) di
Palermo, il 27 maggio 1860, la chiamata alle armi dei siciliani da
parte del generale Garibaldi trovò del tutto sordi i
contadini brontesi, oppressi da una piaga ben più ulcerosa
che la presunta “tirannide” borbonica, molto
difficilmente percepibile lontano da Napoli per il suo carattere di
monarchia di Ancient Regime , quella della fame e della miseria
secolare.
Trovò orecchie ben attente invece tra alcuni maggiorenti,
autodefinitisi liberali, che costituirono un comitato di liberazione a
cui aderirono anche i rappresentanti della Ducea, beninteso con lo
scopo di perpetuare, in forme ancor più odiose, la loro
supremazia sulla cittadinanza brontese.
Davanti a queste figure echeggia nelle orecchie la sordida figura
creata da Federico De Roberto: il duca Gaspare d'Oragua, personaggio de
I Vicerè (1894), il cui motto, parafrasando la massima di
D'Azeglio, era “Abbiamo fatto l'Italia, ora dobbiamo farci
gli affari nostri”.
Il popolo di Bronte, attratto dalle false promesse di Garibaldi,
frattanto chiedeva che venisse attuata la divisione delle terre
demaniali, già prevista da Francesco II di Borbone, ma
evidentemente ciò si scontrava irrimediabilmente con gli
interessi del notabilato locale, in particolar modo quelli della
duchessa di Bronte e dei suoi rappresentanti.
La tensione crebbe durante tutto il mese di Luglio, mentre sempre
più si levavano alte le voci contro i cappelli, fino a che
la sera del 29 Luglio le campane a martello della chiesa
dell'Annunziata chiamarono a raccolta i cittadini; la rivolta
scoppiò per vendicare gli sputi raccolti, davanti al Casino
dei nobili, dal povero mentecatto Nunzio Ciraldo Fraiunco, che nel
pomeriggio, con una fascia tricolore alla testa e un tamburo in mano,
aveva gridato slogan contro i proprietari terrieri; evidentemente
questo era però l'esito della rabbia accumulata da mesi e di
una rivolta programmata, a cui avevano aderito anche i carbonai, strato
infimo e derelitto della società.
La rivolta di Bronte assunse immediatamente un carattere violento e
vendicativo, forse ben al di là del ragionevole, e la
chiamata in causa del moderato avvocato liberale Niccolò
Lombardo (che aveva già difeso parecchi cittadini di Bronte
contro i proprietari terrieri) non servì a calmare gli
animi: al grido di “Viva l'Italia!Viva Garibaldi!”
il sangue, irrancidito dall'odio incolmabile, scorse copioso per le vie
del paese.
Non fu tanto l'aspetto cruento della rivolta a spingere Garibaldi ad
intervenire quanto le risentite richieste dei consoli inglesi di
Messina e Catania, ben consapevoli che l'arrivo del Nizzardo allo
Stretto non fosse merito del tanto celebrato coraggio dei Mille ma
delle sterline di Lord Palmerston, primo ministro inglese,
sapientemente distribuite dall' ammiraglio inglese sir Roger Mundy, che
precedeva via mare l'avanzata dei Mille corrompendo e minacciando gli
ufficiali borbonici, e dall'ammiraglio Carlo Pellion di Persano, che
tallonava Garibaldi per conto di Cavour: la conquista della Sicilia fu
attuata per via marina più che per via terrestre!
Indubbiamente dietro queste manovre politiche si nasconde la fitta
trama di relazioni tra Inghilterra liberale, Piemonte cavouriano e
Garibaldi: il generale Nizzardo, sin dai tempi della permanenza
nell'altro mondo, intratteneva un buon rapporto con gli inglesi da cui
ricevette gran parte dei finanziamenti che gli consentirono di condurre
un'esistenza da avventuriero part time: Garibaldi non poteva certo
rifiutarsi in quest'occasione di aiutare gli amici inglesi!
Per evitare il coinvolgimento personale il duce dei Mille
inviò Nino Bixio, personaggio collerico e violento.
Giunto a Bronte con due battaglioni di garibaldini, Bixio
dichiarò lo stato d'assedio, con l'accusa di lesa
umanità, arrestando i presunti colpevoli, tra cui il
pacifico avvocato Lombardo.
Naturalmente il processo sommario, senza possibilità di
difesa, da parte del tribunale militare assunse un mero carattere
vendicativo dato che Bixio ne aveva già decretata la morte:
i cinque imputati vennero condannati a morte in nome di Vittorio
Emanuele II (il quale non aveva ancora alcuna autorità su
quelle terre), senza peraltro individuare le precise
responsabilità personali.
La sentenza venne eseguita in loco il giorno successivo: il plotone
ebbe solo pietà per il povero mentecatto, malcapitato e
sicuramente strumentalizzato dai rivoltosi; pietà non ebbe
invece Bixio che lo finì con un colpo di pistola alla testa
mentre costui invocava la grazia della Madonna.
Il fatto di Bronte e della sua rivolta filogaribaldina soffocata dai
garibaldini è secondo noi apertamente comprensibile alla
luce di una paginetta dell'Abba che narra l'incontro dei Mille con un
certo frate Carmelo.
All'affermazione delle camicie rosse che “Il popolo
avrà libertà e scuole."
Il frate risponde:
"-E nient'altro! perché la libertà non
è pane, e la scuola nemmeno.
Queste cose basteranno forse per voi Piemontesi: per noi qui
no.”
Il popolo non sapeva cosa farsene della
“libertà”, soprattutto dato che questa
significò solo un'oppressione straniera ben più
feroce.
Il Fronte Indipendentista Lombardia esprime quindi, una volta di
più, solidarietà e vicinanza al popolo siciliano
oppresso allora dalla esso oggi da una politica baronale, contigua alla
malavita locale ed internazionale.
Sabato scorso gli ignari cittadini che, unitamente a turisti
giunti da ogni dove, desideravano visitare la Villa Reale di Monza
hanno trovato ad accoglierli un nutrito schieramento di forze
dell'ordine italiane, in divisa ed in borghese, che ha impedito loro
l'accesso a causa di un avvenimento epocale in atto in alcuni locali
del palazzo progettato dal Piermarini su commissione di Maria Teresa
d'Austria.
Tutto avrebbe potuto immaginarsi la Sovrana Asburgica, tranne che in
un'ala della residenza venissero insediati dei ministeri italiani.
Orbene, sabato, con grande afflusso di media convocati per l'occasione,
è avvenuta l'inaugurazione dei locali adibiti a ufficio di
rappresentanza di tre ministeri romani, retti da esponenti leghisti o
para-leghisti, per la gioia e la soddisfazione di tutti i cittadini
che, grazie a questa iniziativa, dimenticheranno le proprie tasche
vuote o le aziende chiuse, situazioni gravissime ma ormai diffusissime
anche nella parte più tradizionalmente benestante della
nostra Regione.
Inoltre, con grande sorpresa (ma anche per gli organizzatori, in quanto
mancava la targa da apporre…) anche un quarto ministero,
quello retto dalla signora Brambilla, ha deciso di far la sua comparsa
a Monza, infiammando gli animi dei Brianzoli.
Ora tutto ciò potrebbe far sorridere in altri momenti, ma in
questi tempi di profonda crisi economica e di richieste di grandi
sacrifici per i Lombardi, obbligati a portare altra acqua al secchio
bucato dello Stato italiano, queste trovate lasciano nel profondo un
forte senso di amarezza e di rabbia nella popolazione, vessata
continuamente sotto ogni forma da una classe politica senza ritegno e
senza capacità.
Avremmo inoltre una richiesta per i ministri “del
Nord”: gradiremmo che rendessero pubblico l'elenco di coloro
che terranno aperti questi uffici, in modo da smentire quanto i
cittadini pensano, e cioè che l'iniziativa serve solo per
piazzare qualche amico o amico degli amici.
Quanto poi alla definizione di “pensatoio”,data
sabato da un giulivo ministro , ci permettiamo di prenderla come una
battuta di spirito, visti i personaggi presenti.
Stiamo assistendo in questi giorni a qualcosa di
già visto e che rischia di penalizzare sempre più
l'economia della nostra Regione, costringendola ad arretrare nei
confronti delle pari livello continentali.
In un momento nel quale i consumi sono già ridotti a un
lumicino a causa delle tasche sempre più vuote dei
cittadini, la Casta politica romana, guidata dall'ineffabile Capo dello
Stato, da sempre vicino a poteri forti di livello mondiale, non ha
trovato di meglio che succhiare altro sangue da quella parte di
popolazione di fascia medio-bassa, che è sempre
stata la colonna portante del tessuto sociale lombardo e di tutte le
Regioni dell'infausta Penisola.
Tagli alle agevolazioni fiscali, tagli alle amministrazioni locali e
quindi ai servizi al cittadino, ticket sanitari ed altre tassazioni sul
risparmio bancario, nulla e' passato indenne in questa occasione,
causando un aggravio ulteriore stimato per circa 1000 euro a famiglia.
Ovviamente, invece, nulla è stato fatto per ridurre il vero
motivo della debolezza di questo Stato ormai sull'orlo del fallimento,
e cioè sull'incredibile costo della macchina statale e
soprattutto sugli immani sprechi di denaro pubblico in favore del
mantenimento della Casta politica e dei suoi privilegi.
Solo vaghe promesse, vaghi impegni in tempi lunghissimi, mentre, come
sempre avviene, gli aggravi per i cittadini entrano in vigore
immediatamente.
E lo spettacolo offerto ieri è stato insuperabile: una finta
opposizione che correva immediatamente in soccorso della maggioranza,
per “senso di responsabilità verso
l'Italia”, e una maggioranza che gongolava per la rapida
approvazione del testo in discussione.
Maggioranza che, ricordiamo è composta anche dai cosiddetti
“difensori del Nord”, mai così muti di
fronte ad uno scempio simile.
Ma dimenticavamo, gli esponenti della Lega Nord sono totalmente
impegnati ad allestire i “Ministeri del Nord”,
arredati con mobili fatti arrivare dalla lontana Sicilia, proprio nella
Capitale brianzola dell'arredamento.
Altro significativo segnale dell'attenzione al territorio che questi
figuri spesso spacciano come priorità della loro azione
politica.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA DICE BASTA A QUESTI FURTI NEI
CONFRONTI DEI LOMBARDI, SPREMUTI OLTRE OGNI UMANO LIMITE PER MANTENERE
IN PIEDI UNO STATO NEL QUALE UNA QUOTA SEMPRE PIU' AMPIA DI CITTADINI
NON SI RICONOSCE.
Come nelle previsioni, stiamo assistendo su tutti i grandi
media alla demonizzazione della lotta attuata dalla popolazione della
Val di Susa contro il progetto TAV, utilizzando come giustificazione
gli scontri avvenuti in quelle zone fra frange di manifestanti e forze
dello Stato, senza analizzare mai a fondo le ragioni di chi si oppone
in modo civile al mega-progetto ferroviario.
Da parte nostra, mentre esprimiamo la nostra totale vicinanza ai
cittadini valsusini che cercano di difendere l'integrità
della propria valle, desideriamo appuntare l'attenzione di chi legge
sui due punti che riteniamo essenziali: la preservazione delle
caratteristiche naturali dell'ambiente montano e la libertà
per un Popolo di decidere sul proprio destino.
Sotto l'aspetto ambientale, è ormai assodato che l'opera in
oggetto, di dubbia utilità vista la crisi economica globale
e quindi la contrazione dei trasporti, causa un impatto notevole su una
valle di carattere alpino che già ha visto, a causa di altre
infrastrutture e dell'aumento di urbanizzazione, mettere in pericolo i
delicati equilibri ecologici locali.
E' altrettanto noto come gli scavi necessari alla sua realizzazione
vadano a toccare montagne ricche di amianto e anche di uranio, con
future gravi ricadute sulla sicurezza e la salute della popolazione.
Ma il problema che più ci preme sottolineare è la
mancanza di rispetto democratico nei confronti di un Popolo che vede
nascere sul proprio territorio una infrastruttura senza che nessuno si
permetta di chiederne l'autorizzazione.
Vorremmo ricordare a questo governo, spesso autodefinitosi
“federalista”, che la Val di Susa
è dei suoi abitanti, che prima di qualsiasi importante
modifica al territorio occorre ottenere almeno il consenso, tramite un
referendum, dei cittadini e non cercare di imporre le decisioni prese a
tavolino, non sappiamo ancora quale, calandole dall'alto.
In questo modo non si fa che provocare la giusta reazione di una
comunità, nota per essersi opposta nei secoli ai tentativi
di intromissione nelle propria Valle.
Ma purtroppo per i Valsusini, non dimentichiamo che un fil rouge
collega i 150 anni dello Stato italiano: la violenza.
La violenza che si abbattè sugli abitanti del Sud al momento
dell'invasione delle loro terre, che proseguì con le
cannonate sui milanesi ordinate da Bava Beccaris, che
culminò con i due Conflitti Mondiali, drammatico tentativo
di forgiare una nazione unita dallo spargimento del sangue.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA e' al vostro fianco, abitanti della
Val di Susa e, come sempre, contro l'azione repressiva nei confronti di
un Popolo da parte di questo Stato, del quale non riconosciamo la
legittimità per motivi storici e identitari.
Ci permettiamo un solo consiglio: non innalzate mai più
quelle bandiere tricolori che, pur in modo sporadico, vengono mostrate
nelle immagini diffuse dai media, sono quelle dei vostri e nostri
oppressori.
E' interessante valutare quanto il motto leghista
“Padroni a casa nostra”, assolutamente
condivisibile, venga applicato dal partito di Bossi solo quando non ci
siano in ballo grandi opere pubbliche o onerose infrastrutture.
In questo caso, curiosamente, il parere dei cittadini non viene tenuto
in alcuna considerazione e l'istituto referendario locale, da sempre
enfatizzato, non viene neppure preso in considerazione.
Le riprove di tale comportamento, rese estremamente evidenti
dall'atteggiamento del vertice leghista e dell'ineffabile Ministro
italiano degli Interni nel caso della TAV in ValSusa, sono
assolutamente riscontrabili anche sul territorio lombardo.
Già in passato abbiamo analizzato il caso PedeMontana,
un'arteria assolutamente necessaria ma il cui progetto non ha
pressoché valutato l'impatto devastante per molte
realtà locali ed è stato calato dall'altro con la
scusa della risoluzione del problema del traffico, ma oggi vogliamo
appuntare la nostra attenzione su quello che doveva essere il fiore
all'occhiello degli uomini in verde: la Malpensa, gestita in prima
persona da dirigenti di diretta espressione del Carroccio.
Senza assolutamente considerare il fallimento delle politiche
espansionistiche che volevano trasformare l'aeroporto varesino in un
Hub internazionale, fallimento ufficializzato dal recente
allontanamento dallo stesso da parte della Luftansa, vettore di
assoluto livello e sul quale molto si era puntato, proseguono le
farneticazioni sulla realizzazione di una terza pista.
Già ora assistiamo alle proteste delle popolazioni abitanti
nelle vicinanze dello scalo per la prosecuzione dei voli notturni con
notevoli disagi per le stesse, nonostante il problema venga sollevato
da anni anche da parte degli amministratori locali lombardi.
Recentemente poi, il Ministero dell'Ambiente ha inviato una Nota
ufficiale alla regione Lombardia intitolata “Disastro
Ecologico nell'area adiacente Malpensa in pieno Parco del Ticino dovuta
al sorvolo degli aeromobili in decollo dalla stessa” redatta
in base ad una relazione dell'ASL – Varese, che evidenzia in
modo incredibile l'aumento dei ricoveri ospedalieri e della
mortalità per cause respiratorie nei territori in oggetto
(si parla nell'ultimo caso del + 54,1%...).
Ma da via Bellerio tutto tace e nessuno pensa di intervenire sul
Presidente SEA, a suo tempo proprio da loro imposto, per far
ridiscutere il demenziale progetto, anzi……. .
Sicuramente questo andrebbe incontro agli abitanti, ma si scontrerebbe
con i piani della Società, che in base ai progetti di
espansione vorrebbe ottenere la quotazione in borsa nel prossimo
autunno.
E con questo portare una gran massa di milioni di Euro nelle casse del
Comune di Milano, dove la precedente Giunta ha già
provveduto in modo alquanto bizzarro alla messa in Bilancio.
Ecco perché sosteniamo che le parole d'ordine leghiste non
valgono quando ci sono grandi affari in ballo e servono per illudere,
se possibile, ancora una volta l'elettorato.
E tutto ciò dimostra inoltre la scarsa visione in
prospettiva politica degli uomini di Bossi: in tutte le Regioni d'
Europa continuano a sorgere e a raccogliere consenso movimenti e
collettivi che si pongono come scopo la difesa del territorio dagli
abusi degli Stati centrali o di speculatori legati alla politica.
Ciò sta avvenendo anche dalle nostre parti, ma forse i
dirigenti della Lega sono troppo occupati nella gestione dei comodi
scranni romani o nelle lotte di potere intestine per accorgersene: un
Movimento nato dal Popolo, ma che dallo stesso si è
velocemente allontanato quando si e' mortalmente abbracciato con quella
che definiva “Roma Ladrona”.
E' finita mestamente la sceneggiata della lite interna dei
vertici della Lega Nord, partito ormai sempre più romano e
quindi, in questa logica, composto da correnti e sottocorrenti.
Onestamente nessuno ha capito quali erano i motivi politici del
presunto contrasto fra “cerchio magico” e
“maroniani”, in quanto in effetti di politico c'era
ben poco.
E' in realtà stato uno scontro dettato da ragioni puramente
materiali, ragioni di potere interno e non da divergenze sul
posizionamento futuro della Lega Nord sullo scenario politico italiano.
Infatti, se si ragiona un attimo, la contrapposizione è
esplosa dopo l'esposizione a Pontida di uno striscione che enfatizzava
un futuro da Presidente del Consiglio italiano per Maroni e quindi con
questo si evidenzia come non ci fosse in atto un tentativo di riportare
la Lega su posizioni di tipo secessionistico od indipendentista, ma su
chi dovesse tenere in mano le leve del potere, addirittura di quello
dello Stato Italiano.
E tutto questo con buona pace dei militanti leghisti che a Pontida e in
altre occasioni più recenti hanno interrotto i discorsi del
leader varesotto con grida inneggianti al ritorno sulle antiche vie che
tanta fortuna avevano portato, prima della conversione romana della
Lega.
I militanti, da sempre forza della Lega sul territorio, sono confusi e
smarriti, alle prese con l'alleanza con il PDL che si rivela ogni
giorno sempre più foriera di pasticci e problemi e che
rischia di trascinare nel baratro anche la Lega stessa.
Ma in questi giorni dobbiamo appuntare la nostra attenzione anche su
un'altra manovra di basso profilo attuata sicuramente con il
beneplacito dei vertici verdi: nel tentativo di trattenere la base, e'
stato nuovamente dato spazio a un giornalista a suo tempo sistemato in
RAI , il quale dopo anni di letargo trascorsi nell'Ente di Stato, sta
rilasciando interviste e partecipando a trasmissioni televisive
inneggiando alla secessione, anzi meglio all'indipendenza.
Ora, chi ha vissuto come noi gli anni delle espulsioni di chi chiedeva
di tornare agli ideali primari della Lega, in quanto l'idea
Indipendentista disturbava i vertici ed impediva nei fatti l'ingresso
nelle stanze del potere romano, non può che sorridere.
Ma invitiamo anche a una riflessione il cosiddetto popolo padano: non
basteranno le giravolte, le conversioni a U, le smentite e i giochetti
di parole a salvare questa classe politica corrotta ed incapace, nella
quale la Lega si e' inserita a pieno titolo, occupando posti di
responsabilità spesso in modo irresponsabile.
Lo Stato italiano è destinato a seguire la via tracciata
dalla Grecia e la Casta sarà obbligata ad intervenire
duramente sia nelle tasche dei cittadini che nell'ambito delle
libertà politiche, per non perdere i privilegi conquistati
nel tempo.
Ribadiamo che la strada che ci si apre davanti è una sola:
quella dell'Indipendenza della Lombardia, per quello che ci riguarda
direttamente, e quella di tutte le altre Regioni che compongono la
Repubblica italiana, unica via per abbandonare il carrozzone prima che
sia troppo tardi.
Ma attenzione ai falsi profeti, questa gente è disposta a
tutto per continuare ad ingannare il Popolo e a mantenere il proprio
status, anche alle azioni più turpi.
Dopo giorni di preparazione mediatica che lasciava presagire
lo strappo con la maggioranza governativa, ieri le migliaia di
sostenitori leghisti accorsi a Pontida , che giustamente richiedevano
il ritorno all'opzione Indipendentista dopo il fallimento totale della
linea tenuta negli ultimi anni, sono state per l'ennesima
volta turlupinate dalla Cupola di potere del partito.
A fronte delle sacrosante richieste di rilancio dell'economia e
dell'abbandono al proprio destino di personaggi passati indenni dalla
Prima Repubblica alla Seconda, la dirigenza della Lega non ha proposto
altro che una ridicola tabella di marcia che il Governo italiano
dovrebbe rispettare per evitare la crisi.
Tabella che contiene di tutto, dalla riduzione delle bollette a riforme
costituzionali quali il trasferimento di ministeri, in una confusione
politica tale da far storcere il naso ai più avveduti.
Non si tratta altro che di un mezzo per allungare l'esperienza
governativa, evidente positiva solo per un gruppo di dirigenti, che di
tutto fanno pur di mantenere il comodo scranno romano a suo tempo
conquistato.
Ed anche la richiesta rivolta al Ministro dell'Economia italiano di
allentare la morsa sulle classi produttive delle Regioni settentrionali
deve ritenersi vuota di significati e respinta al mittente: non esiste
la possibilità all'interno del carrozzone Italia di evitare
ulteriori tassazioni, vista la struttura stessa dello Stato, con il
centro di potere situato a Roma che deve sopravvivere elargendo risorse
in cambio di consenso politico, a scapito della tenuta dell'economia
reale di tutta la parte sana (al Nord come al Sud) della popolazione.
Solo con il crollo di questa struttura, costruita
artificialmente 150 anni fa, e con il ritorno all'Indipendenza dei
Popoli che abitano la sfortunata penisola, si può ancora
sperare in un ritorno alle condizioni di benessere economico e di
orgoglio identitario che hanno fatto la storia delle
popolazioni in questo momento oppresse dal Moloch tricolore.
Lo sanno benissimo i Lombardi, i Veneti, i Piemontesi e tutti gli altri
presenti ieri a Pontida: la strada rimasta è una sola,
questa.
Se la dirigenza vestita di verde non la asseconda, schierata in totale,
ed ormai solitaria, difesa del Caudillo di Arcore e della
politica romana , non fa che certificare il proprio totale fallimento
politico e verrà sempre più isolata all'interno
delle nostre Regioni.
Domenica 12 giugno si è svolta un'interessante
riunione a Aix les Bains (Savoia) fra alcuni Movimenti che
rappresentano i Popoli dell'Arco Alpino Centro-Occidentale.
Grazie all'invito del Governo Provvisorio dello Stato di Savoia si sono
ritrovati, al fianco degli amici transalpini, dirigenti di Movimenti
Svizzeri, Valdostani, Piemontesi e Lombardi per iniziare la creazione
di un coordinamento dei Popoli delle Alpi, accomunati da un desiderio
di riscoperta della propria Identità e di difesa delle
proprie realtà economico-sociali, messe in discussione in
passato dal processo di unificazione dei rispettivi Stati occupanti ed
ora dal processo di piatta sottomissione ai dettami dell'Europa di
Bruxelles e delle sue lobbies di potere.
In questo ambito la Lombardia era presente con ben due rappresentanze,
quella del FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA e quella di ProLOMBARDIA
INDIPENDENZA, entrambe invitate dagli organizzatori a dimostrazione
della vitalità, nonostante il bombardamento mediatico dello
Stato italiano, dell'opzione Indipendentista presente nella nostra
Terra.
L'Incontro si e' svolto davanti a un folto pubblico estremamente
interessato alle problematiche in campo e al termine si è
riconfermata la volontà da parte di tutti di mantenere
stretti contatti in modo da poter proseguire la collaborazione, anche
in funzione del fatto che tutti i presenti considerano assurdi i
confini tracciati dagli Stati centralisti sui crinali dei nostri monti,
luogo di scambi culturali ed economici fra i Popoli dalla notte dei
tempi.
Colgo l'occasione per ringraziare gli Organizzatori dell'invito e
dell'accoglienza riservata ai rappresentanti del FRONTE, garantendo sin
d'ora l' appoggio morale e materiale alle loro istanze di
Libertà, istanze che condividiamo al pari di quelle di tutti
gli altri Popoli oppressi.
Nell'ultima riunione del Consiglio Nazionale del Fronte
Indipendentista Lombardia è stata presa la decisione di dare
precisa indicazione a Militanti e Sostenitori in merito alla
consultazione referendaria del 12/13 giugno 2011.
Il Fronte ha fatto la scelta di appoggiare i promotori della
consultazione, indicando di votare 4 sì sulle schede.
Per quanto riguarda Energia Nucleare e Acqua Potabile, è
evidente che un Movimento come il nostro, attento alla
qualità della vita dei cittadini lombardi e alla
preservazione dei loro beni primari, non poteva schierarsi dalla parte
di chi, per interessi più o meno chiari, vuole costruire
impianti potenzialmente pericolosi per la salute pubblica o svendere
l'acqua lombarda alle solite multinazionali.
Per il quarto referendum, quello contro la norma sul legittimo
impedimento, si tratta di una scelta prettamente politica: riteniamo
che, nella visione che un Movimento Indipendentista deve avere della
società e quindi dell'azione politica, non ci sia spazio per
Caste e per favoritismi, ma debba prevalere la parità di
doveri e di diritti per tutti i cittadini, siano questi dell'attuale
Stato italiano o siano quelli di un futuro ed auspicabile Stato
Lombardo.
Come Segretario nazionale del Fronte Indipendentista Lombardia
non posso che
ringraziare i nostri candidati sindaci per l'impegno profuso in questo
appuntamento elettorale.
Il primo in cui ci presentavamo dopo tre anni di
assenza e dopo aver archiviato la precedente gestione, fallimentare e
accentratrice.
E' evidente che la fase della ricostruzione e dell'aumento del
consenso è ancora ben lungi dall'essere completata
Rimane profondissima la
gioia di aver costretto (anche col nostro piccolo contributo) il
sindaco
Fontana al ballottaggio.
Per questo non possiamo che invitare l'elettorato
varesino a votare al ballottaggio CONTRO una giunta che ha tanto
sfigurato la
città di Varese sino a renderla irriconoscibile agli occhi
di indipendentisti
lombardi quali siamo.
Per questo sosteniamo con vigore anche il candidato
sindaco Astuti a Malnate, pur rimanendo fuori dalla logica di destra e
sinistra
italiane.
Rimane il rammarico di non avere ulteriormente e con maggiore
efficacia propagandato l'idea e il modello di uno stato
indìpendente lombardo
in questa tornata elettorale.
Rimane la sensazione di un elettorato sordo e
ancora non avvertito sui reali benifici che l'Indipendenza porterebbe
alle
nostre terre.
Rimane ferma la nostra volontà di continuare questa
battaglia,
arricchendola maggiormente di contenuti politici radicalmente
alternativi a
questo sistema e interagendo con tutte le realtà analoghe e
politicamente
compatibili con il nostro programma sul territorio lombardo.
Sentirete ancora parlare di noi.
Dopo lo scrutinio dei voti in relazione alla tornata
elettorale amministrativa in provincia di Varese, dove il Fronte
entrava in competizione in tre comuni, dobbiamo fare un breve analisi
dei risultati.
Sicuramente la nostra attesa era superiore a quanto ottenuto, ma
comprendiamo come non sia facile dare il voto all'unico Movimento
Indipendentista Lombardo presente, proprio nell'anno in cui si
è prodotto un colossale sforzo da parte dello Stato italiano
per riaffermare l'inviolabilità e la quasi
sacralità dell'unità dello Stato stesso.
Basti pensare come la sola Regione Lombardia abbia investito circa
1.300.000 euro nelle manifestazioni in programma per le celebrazioni
dei 150 anni di unità, senza contare quanto investito da
Stato, Provincie e Comuni.
Riteniamo comunque importante che, anche se in numero ridotto, il
nostro Movimento abbia raccolto consensi: infatti significa che l'opera
di radicale distruzione del pensiero Indipendentista Lombardo messa in
atto da tutte le forze politiche è fallita.
Il Fronte esiste ancora e si prepara, dopo un'attenta riflessione sulle
strategie da utilizzare, alle prossime prove, con rinnovato vigore e
rinnovata determinazione.
Un ringraziamento calorosissimo va ai Militanti e ai Candidati che si
sono spesi con abnegazione in quest'occasione ed in quelle passate e a
sostenitori ed elettori che hanno comunque condiviso la nostra azione.
Una certezza: la Bandiera dell'Indipendentismo Lombardo è
ancora alta sul pennone ed non verrà mai ammainata.
In un solo giorno, due buone notizie hanno interessato il
vasto mondo dei Movimenti Indipendentisti europei: la vittoria del SNP
nelle elezioni scozzesi e l'ammissione di Bildu a quelle Basche.
E' veramente eclatante la vittoria del partito di Alec Salmond nella
prova elettorale che doveva eleggere il nuovo Parlamento scozzese:
infatti il SNP ha raggiunto la maggioranza assoluta (69 seggi su 129)
al Parlamento di Edimburgo, stroncando i Laburisti e i
LiberalDemocratici anche in collegi per loro sicuri nel passato.
In questo modo Salmond potrà governare nei prossimi anni con
tranquillità, portando finalmente avanti quel progetto di
Referendum per l'Indipendenza della Scozia che è nei suoi
programmi elettorali.
Ed è proprio questo il dato qualificante: gli scozzesi, che
stanno uscendo da un pesante momento di recessione (come non ricordare
le grandi difficoltà della Bank of Scotland) hanno fatto la
loro scelta senza timore della proposta del SNP, ma anzi nella
convinzione che ormai la divisione da Londra sia l'unica strada
percorribile.
L'altra buona notizia ci arriva dalle Terre Basche, dove il nuovo
movimento della sinistra patriottica Bildu, accusato dalla magistratura
spagnola di essere contiguo a ETA e per questo escluso dalle elezioni
amministrative, e' stato invece reintegrato dal Tribunale
Costituzionale.
Ed è una buona notizia poiché permette a una
larga fascia di elettori baschi di avere una rappresentanza politica,
in un momento nel quale, grazie alla tregua dell'ETA e al
coinvolgimento di strutture internazionali, si sta aprendo finalmente
una nuova fase nella problematica e, purtroppo, sanguinosa, questione
basca.
E' importantissimo che, anche nelle istituzioni amministrative locali,
gli Indipendentisti baschi trovino degli interlocutori, in modo da
evitare un ritorno alla violenza che nessuno desidera, in quanto
darebbe adito ancor più di oggi alla campagna repressiva
dello Stato spagnolo, mai peraltro sospesa.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA non può quindi che
rallegrarsi per tali buone notizie e porgere i propri complimenti e i
propri auguri alle due formazioni, nell'assoluta consapevolezza che
anche nella nostra Terra Lombarda l'idea dell'Indipendentismo non
potrà che avere futuri buoni risultati e diffondersi sempre
più.
Sono ormai trascorsi 30 anni dal giorno del sacrificio di
Bobby Sands, martire della causa Irlandese, che tracciò la
strada seguita poi da altri nove suoi compagni di sventura.
In quest'Occidente pervaso dal materialismo e dalla violenza, privata
ed istituzionale, la memoria di dieci giovani che preferirono, anche in
ossequio alle più antiche tradizioni del mondo celtico, la
morte per fame all'ignominia della resa, fisica e morale, nei confronti
del carceriere britannico, pare ormai offuscata.
Nella stagione della comunicazione istantanea e globale, troppe notizie
vengono propinate dai media per tener sempre vigile l'allerta e troppe
teste hanno smesso di pensare e di ricordare.
Ma nel mondo dell'Indipendentismo la fiamma accesa da Bobby brilla
sempre con immutata forza. Ed in suo onore, ed in quello degli altri
martiri, si inchina il Direttivo e la Militanza del FRONTE
INDIPENDENTISTA LOMBARDIA, con un impegno: quello di tramandare anche
alle giovani generazioni il valore e lo spirito di sacrificio
dimostrato dai coetanei irlandesi di quel tempo, nella speranza che non
ci sia più bisogno di giungere a quelle tragiche
dimostrazioni di coraggio, ma nella certezza che la battaglia per
sconfiggere gli Stati centralisti sia ancora lunga ed impegnativa.
VOLUNTEER BOBBY, ALWAYS IN OUR HEARTS
VOLONTARIO BOBBY, SEMPRE NEI NOSTRI CUORI
Impazza in questi ultimi giorni la polemica interna al Governo
Italiano fra i favorevoli all'intervento militare in Libia e gli
esponenti leghisti che contestano tale posizione.
La posizione in merito del FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
è già stata chiarita nel ns. Comunicato del 21
Marzo scorso e si può riassumere in pochi punti: rifiuto di
ogni conflitto armato, foriero di lutti e di inutili spargimenti di
sangue, e rifiuto, ancora più viscerale, di ogni intervento
in casa d'altri, violando la sovranità popolare.
Ogni Popolo ha il diritto di scegliere la propria strada, forse anche
sbagliando, ma operando in modo autonomo. Anche nel caso, come quello
libico, di presenza di spietati dittatori, è il Popolo che
deve chiedere, o di fronte a una sanguinosa repressione, prendersi la
propria Libertà.
Senza interventi esterni che sono semplicemente il braccio armato di
interessi economici che appaiono ogni giorno in modo più
esplicito.
E, differenziandosi in questo dalle posizioni della Lega Nord, la quale
sbraita in questo periodo di campagna elettorale per poi sicuramente in
silenzio ripiegare sotto l'ala protettrice del caudillo di Arcore, noi
diciamo NO anche alla partecipazione a tutte le altre guerre
“umanitarie” che vedono impegnato lo Stato italiano
in questo momento, dall'Irak all'Afghanistan, missioni belliche VOTATE
in ogni occasione dagli esponenti leghisti a Roma.
In quei casi, secondo la Lega, evidentemente le bombe sono meno
dolorose e i costi sono assolutamente accettabili.
Nell'ambito dei cordiali rapporti esistenti con i Movimenti
che si impegnano per ottenere il riconoscimento dell'Indipendenza della
propria Terra in base al Diritto di Autodeterminazione, una delegazione
del FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA si recherà il 12 giugno
2011 ad Aix les Bains, invitata dagli esponenti locali che indicono il
2° Incontro Internazionale per il Riconoscimento dello Stato
Indipendente di Savoia.
Saranno presenti esponenti provenienti dalla Savoia stessa, dalla
Svizzera, dal Piemonte e dalla Valle d'Aosta, per riconfermare lo
spirito di fratellanza che unisce tutti coloro che, con
onestà intellettuale, si battono contro gli Stati
centralisti per dare Libertà alla propria gente e per creare
quell'Europa dei Popoli e delle Piccole Patrie, unica valida struttura
per affrontare le sfide globali che incombono sul Continente.
Purtroppo le agenzie di stampa e i quotidiani di tutto il
mondo hanno diffuso la notizia del barbaro omicidio di Vittorio
Arrigoni, figlio di Lombardia, che dalla natia Bulciago era partito
anni fa per le tormentate terre mediorientali per testimoniare il suo
amore per la Pace e per la Liberta'.
Era proprio lui, il Vik di Gaza, ad essere l'unico testimone presente
in occasione dell'offensiva israeliana nei confronti di quel territorio
e divenne quindi un personaggio molto scomodo per chiunque volesse
nascondere che cosa avveniva da quelle parti.
Tanto scomodo da subire minacce da tutti coloro che cercavano di
contrastare la sopravvivenza di questa enclave palestinese dove
l'appoggio popolare ad Hamas costituiva un pericoloso precedente.
Alla sua figura rende omaggio oggi il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA.
“Utopia” era soprannominato Lui, sognatori siamo
definiti noi …… ma preferiamo considerarci vicini
ad un utopista che al freddo mondo “occidentale”,
talmente dominato dal Dio Denaro e dai relativi bassi istinti, da
dimenticare quali sono i veri Valori. E che fra questi valori quello
della Libertà e dell'Autodeterminazione dei Popoli deve
essere sempre al primo posto e guidare come la Stella Polare chi si
occupa di politica.
Sono passati 5 anni, ma sembra ieri.
Il 2 Aprile 2006 a Brescia, in un'aula congressi di un centro
scolastico, ci fu un'assemblea auto-convocata alla quale
partecipò quasi un migliaio di Indipendentisti, provenienti
soprattutto dalla Lombardia, ma anche dal Veneto, dal Piemonte, dal
Trentino e da altre regioni del Nord.
Il motivo della riunione era il malessere profondo che tutti costoro
provavano operando politicamente all'interno della Lega Nord, i cui
dirigenti stavano in quel momento deviando sempre di più
verso quella linea di qualunquismo destrorso che oggi appare
estremamente evidente a tutti gli osservatori e verso quella
trasformazione di obbiettivi politici che passava dal Secessionismo
alla Devolution sino a giungere all'odierno pallido e vuoto Federalismo.
A quel punto le coscienze di tutti coloro che avevano contribuito con
onestà intellettuale alla nascita e alla crescita della Lega
Nord e che non miravano certo a comode poltrone, ma alla
Libertà del proprio Popolo, ebbero un sussulto e si giunse a
pronunciare la fatidica parola: BASTA !
Fu quello il momento delle decisioni importanti e senza ritorno, della
creazione di nuovi soggetti politici ed organizzativi che avessero come
unica stella polare l'Indipendentismo, senza se e senza ma.
Ne è passata di acqua sotto i ponti in questi cinque anni,
alcuni che erano a Brescia in quel giorno hanno ingranato vistose
retromarce, i pavidi e gli avidi sono tornati all'ovile allettati da
carriere e prebende, ma restano in piedi, orgogliosamente in piedi,
alcuni dei movimenti che quel giorno ebbero il loro virtuale battesimo.
Uno di questi è il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA, che in
mezzo a tutte le immaginabili difficoltà continua la sua
opera di sensibilizzazione politica nei confronti della popolazione
lombarda, nella certezza che solo una Lombardia Indipendente, sganciata
dal giogo romano, può oggi essere competitiva nella partita
globale.
Quale Portavoce del Fronte, rivolgo in questo momento un caloroso
saluto a tutti i Patrioti che in quel giorno seppero tracciare una
netta linea di demarcazione con il passato e che stanno oggi operando,
o che opereranno domani, per la causa della Libertà dei
Popoli.
Questo e' l'ideale che ci unisce, cari Amici, e sempre più
deve essere reso operativo il contatto fra di noi, con un solo fine: l'
Indipendenza.
Venti di guerra spirano nel Sud del Mediterraneo,
coinvolgendo, come ormai spesso accade, anche le forze militari della
Repubblica Italiana.
Tutto è stato scatenato da quella specie di effetto domino
che ha interessato gli Stati della parte Nord del Continente Africano e
dal desiderio delle relative popolazioni di affrancarsi dai regimi
dittatoriali che hanno dominato la scena negli ultimi decenni.
Regimi, val la pena di ricordarlo, che sono stati ampiamente sostenuti
e foraggiati dal cosiddetto Occidente, in modo da garantire contratti
vantaggiosi soprattutto nel settore dello sfruttamento delle risorse
naturali.
Certamente questi regimi si sono resi colpevoli di violenze nei
confronti della popolazione civile e del grave delitto di aver
mantenuto i propri cittadini nella povertà e nella mancanza
di prospettive di vita, considerando anche la preponderanza di classi
giovanili, tesi come erano alla conservazione del potere fine a stesso
e all' arricchimento di una ristretta casta di privilegiati.
E senza dubbio occorre aggiungere che il regime libico del Colonnello
Gheddafi è stato forse il peggiore, nonostante lo scomodo
personaggio venisse accolto con tutti gli onori dall 'ineffabile
Presidente del Consiglio italiano in ogni sua visita ed addirittura
gratificato con baciamano, hostess e doni vari.
Ma premesso tutto ciò, una considerazione va fatta di fronte
allo scatenamento delle forze armate dei sedicenti Alleati nei
confronti di Tripoli e, va detto, anche della sua popolazione, all
'interno dello scontro di carattere tribale fra Cirenaica e Libia.
L' azione militare è stata spinta da tre Stati, Francia,
Inghilterra e Stati Uniti, che guarda caso non avevano consistenti
entrature commerciali con la Libia e che, sempre per puro caso, sono
presieduti da tre personaggi alla ricerca di un consenso interno, che
non riescono ad ottenere con la normale amministrazione. l' inizio
delle operazioni è stato estremamente tardivo, quasi fosse
stata lasciata mano libera al regime per eliminare oppositori
“scomodi”, non disposti cioè ad
inchinarsi di fronte ai Potenti di turno.
E, comunque, questo intervento, per altro molto criticato da Russia,
Cina, Brasile ed India e dal quale, in sede europea, si è
immediatamente smarcata la Germania, consiste, per quanto si
è visto, in alcune azioni mirate delle forze aeree, ma
soprattutto in quei bombardamenti di carattere missilistico,
già sperimentati in altri scenari (Serbia, Iraq,
Afghanistan, ecc.) e che portano spesso gravi lutti ai civili.
Ora, qualcuno si chiederà per quale motivo il FRONTE
INDIPENDENTISTA LOMBARDIA si occupa di questa situazione, che
apparentemente esula dalla battaglia politica intrapresa dal nostro
Movimento.
Per il semplice motivo che noi siamo per la Libertà e
l'Indipendenza di ogni Popolo, libertà da Stati centralisti
e libertà da interessati occupanti stranieri che, con la
scusa di portare democrazia e benessere, favoriscono semplicemente dei
cambi di regime, ponendo alla testa dei nuovi governi dei fantocci
sempre proni ai loro voleri. l' abbiamo visto nel passato in tutti i
Continenti, lo vediamo oggi per esempio in Kossovo e rischiamo di
vederlo domani nel Nord Africa.
L' affarismo internazionale, ben truccato da solidarismo e ben
sostenuto da tutti i media asserviti, purtroppo non concede tregua e se
da ogni parte non si alza una voce per protestare contro queste azioni,
pian piano sottometterà il Pianeta intero.
In conclusione, ci pare di non dover neppure esprimere un giudizio sul
comportamento dello Stato italiano che, confermando anche in questa
occasione la naturale predisposizione al tradimento, è
balzato in un giorno dall 'amicizia fraterna con il satrapo di Tripoli
all' utilizzo dell'aviazione militare contro lo stesso.
D'altra parte da uno Stato nato con la forza, con le menzogne e le
truffe non ci si poteva attendere altro ……
AL FIANCO DEL POPOLO LIBICO, NE' CON IL BOSS DI TRIPOLI NE' CON QUELLI
DI BENGASI…..
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PIerGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
11 marzo 2011
Siamo a pochi giorni dalla fatidica data del 17 Marzo 2011,
giorno scelto da Roma quale festa per l'unita' nazionale, dopo 150 anni
dal giorno di costituzione del Regno d'Italia.
E ogni mezzo è stato utilizzato per sottolineare tale
festività, imbandierando le città, coinvolgendo i
media, lo spettacolo e perfino lo sport, con la decisione recente del
CONI di far eseguire l'inno di Mameli prima di ogni avvenimento sportivo
In questo momento di assoluto parossismo tricolore, si impongono un
paio di considerazioni di carattere politico: innanzi tutto, questo
incredibile sforzo propagandistico dimostra come dopo 150 anni di
unità politica della Penisola, sia ben lontano il risultato
dell'unita' nazionale italiana.
Non sono servite invasioni militari, violenze d'ogni genere, votazioni
truffaldine, tentativi di sopraffazione nei confronti delle Lingue e
delle Tradizioni locali e persino avventure belliche italiane per
creare quel Popolo italiano unito, costruzione del tutto artificiale
tentata dalle elites unitariste.
E anzi oggi, dopo un secolo e mezzo, le antiche radici dei Popoli
stanno creando frutti sempre più rigogliosi: è
infatti in atto una vera e propria esplosione di Movimenti
Indipendentisti che, nonostante il bavaglio che l'Italia ufficiale
tenta di imporre, stanno prendendo sempre più piede sia al
Nord che al Sud, complice il totale fallimento politico ed economico
italiano.
I Popoli settentrionali e quelli meridionali stanno dimostrando sempre
più capacità di organizzarsi politicamente per
opporsi all'appiattimento italiano e stanno finalmente comprendendo che
anche l'antagonismo fra di loro era un'arma di Roma per sviare
l'attenzione da quella che è la causa della maggior parte
dei problemi, e cioè la forzata unità.
L'altra considerazione di carattere politico riguarda l'ambiguo
comportamento della Lega Nord, che, nel tentativo di far dimenticare la
propria totale adesione alla politica italiana, finge di distanziarsi
con atteggiamenti puerili da questi festeggiamenti.
Non bastano sparate propagandistiche sulla stampa o assenze
giustificate da scuse ridicole per cancellare quella che è
l'evidenza: solo con un Governo partecipato, ed in modo importante con
il suo stesso segretario, dalla Lega Nord si e' arrivati
all'istituzione della festa dell'unita' italiana e allo stanziamento
dei cospicui finanziamenti necessari.
Questo non fa che aggiungersi al fatto che, unico al mondo, un partito
che si definisce separatista sieda al Governo centrale di uno Stato,
per dimostrare quanto siano stati turlupinati per anni gli abitanti
delle Terre del Nord, illusi con roboanti proclami e irrisi dai fatti.
Coerenza avrebbe voluto che, di fronte a tale offensiva unitarista, gli
esponenti leghisti avessero presentato le proprie dimissioni dai ben
retribuiti incarichi romani e lasciato poltrone e auto blu, pagate dai
cittadini.
E' ora che i cittadini del Nord, ed i Lombardi in particolare, si
rendano finalmente conto che affidandosi a questi mestieranti della
politica non si giungerà mai ad alcun risultato e che solo
avendo la piena consapevolezza della propria forza politica ed
economica la Lombardia potrà presentarsi sullo scenario
globale con ottime prospettive di sviluppo e benessere.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PIerGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
16 marzo 2011
L'ufficio politico del Fronte Indipendentista Lombardia
segnala all'opinione
pubblica milanese l'iniziativa del centro studi “Davide
Albertario” che
dedicherà di sabato 12 marzo 2011 alla Rivoluzione italiana
(volgarmente
definita "Risorgimento").
La conferenza si intitola "Il risorgimento italiano: la rivoluzione
attacca la
Chiesa. "Viva Pio IX!"Gli zuavi e la difesa della Roma papale" e si
terrà
presso l'Andreola Central Hotel in via Domenico Scarlatti 24 (zona
Stazione
Centrale).
Saranno relatori la dottoressa Elena Bianchini Braglia e il professor
Luca
Fumagalli.
Sarà un'ottima occasione per analizzare la vera essenza del
"risorgimento
italiano": una rivoluzione protestante, massonica, anticattolica e
filoinglese
che devastò la Penisola, cercando di seppellirne l'essenza e
l'identità più
profonda.
Come correttamente e magisterialmente sosteneva Papa Leone XIII
nell'Enclica
"Inimica vis" del 1892: "I fatti dicono che il patriottismo massonico
non è che
un egoismo settario, bramoso di tutto dominare, signoreggiando gli
Stati
moderni che nelle mani loro raccolgono ed accentrano tutto.
I fatti dicono che, negl'intendimenti della massoneria, i nomi
d'indipendenza politica, di
uguaglianza, di civiltà, di progresso miravano ad agevolare
nella patria nostra
l'indipendenza dell'uomo da Dio, la licenza dell'errore e del vizio, la
lega di
una fazione a danno degli altri cittadini, l'arte dei fortunati del
secolo di
godersi più agiatamente e deliziosamente la vita, il ritorno
di un popolo
redento col divin sangue alle divisioni, alle corruttele, alle vergogne
del
paganesimo”. (Leone XIII, Enc. “Inimica
vis”, 1892).
Pur avendo l'ottimo centro studi “Davide
Albertario” finalità esclusivamente
religiose, ci sentiamo di incoraggiare la partecipazione a quest'evento
in
quanto pienamente formativo rispetto ad alcune della battaglie
politico-culturali portate avanti dal nostro movimento.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PIerGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
11 marzo 2011
Nell'ambito del dibattito politico regionale, ha avuto ampio
spazio sui media la mozione presentata dalla Lega Nord in Consiglio
Regionale in merito alla Bandiera Lombarda ed all'istituzione di una
Festa della Lombardia.
Ora, poiché uno degli scopi politici del FRONTE
INDIPENDENTISTA LOMBARDIA è la riscoperta e la
valorizzazione del sentimento nazionale Lombardo, la proposta di avere
finalmente una Bandiera non può che trovarci in pieno
accordo, sia essa una Bandiera Storica come la Croce di San Giorgio
alla quale va la nostra preferenza, sia essa un vessillo studiato ad
hoc per interpretare l'identità Lombarda.
Tutto questo anche per metterci al passo con tutte le Nazioni
dell'Europa dei Popoli, anche quelle senza Stato, che inalberano con
orgoglio la propria Bandiera.
Ci trova talmente d'accordo che questo diventerà fin d'ora
uno dei nostri cavalli di battaglia, anche perché abbiamo
forti dubbi che, passato questo periodo pre-elettorale primaverile, la
Lega Nord porterà avanti con forza tale richiesta,
già abbastanza smorzata da dichiarazioni del Presidente
Formigoni.
Non siamo gli eterni demonizzatori dell'operato leghista, ma abbiamo
buona memoria: già in passato, e guarda caso in campagna
elettorale, la richiesta di ottenimento della Bandiera Lombarda fu
fatta con un evento realizzato a Milano in pompa magna dai giovani
leghisti, in presenza di Formigoni, e poi abbandonata nell'ottica della
politichetta in salsa romana ormai adottata dal partito bossiano.
Questa volta, al contrario, ci sarà il FRONTE
INDIPENDENTISTA a stimolare costantemente il dibattito politico su
questo argomento, non lesinando feroci critiche in caso di
comportamenti negativi ed esprimendo invece il plauso qualora la
proposta vada in porto.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PIerGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
5 marzo 2011
Come volevasi dimostrare: con un colpo di mano, il ministero
dell'Economia di questo triste paese, retto dall'uomo del Nord Giulio
Tremonti, ha stabilito un diverso piano di ripianamento dei costi della
futura Pedemontana Lombarda, in base al quale sono stati stabiliti dei
pedaggi per le tangenziali di Como e Varese, previste nel piano
generale dell'opera.
Non bastava la devastazione ambientale che colpirà la nostra
Regione e contro la quale stanno impegnandosi comitati di cittadini di
ogni parte della Lombardia, ora al danno si aggiunge la beffa.
E già salgono al cielo le sterili proteste degli esponenti
della Lega Nord sul territorio, che cercano di mestare nel torbido
promettendo impegno e manifestazioni a difesa dei varesini e dei
comaschi.
Costoro dimenticano o fanno finta, per meglio dire, di dimenticare che
nel governo di Roma siedono alcuni ministri del loro partito e che il
ministro dell'economia gode della loro incondizionata stima.
Per non parlare del Varesotto, dove l'enfant prodige leghista
Reguzzoni, ex presidente della provincia, siede nella comoda sedia di
capogruppo alla Camera dei Deputati.
E dimenticano anche che in Regione Lombardia la maggioranza
formigoniana resiste grazie all'appoggio incondizionato della
delegazione in camicia ( o felpa, sarebbe meglio dire in questi
giorni…) verde.
E' ora di dire basta a queste imposizioni romane, che hanno un unico
scopo: salassare ulteriormente le già devastate tasche dei
Lombardi, che tutti giorni devono far fronte a nuovi balzelli e che a
fronte di tutto questo ricevono in contropartita servizi da terzo mondo.
E' ora che i Lombardi si sveglino e ascoltino chi, come noi, propone
l'unica ricetta possibile: l'Indipendenza Lombarda.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PIerGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
25 febbraio 2011
Spesso nelle nostre analisi sulla vita politica italiana
abbiamo messo nel mirino la maggioranza di centro-destra, una alleanza
di carattere affaristico che ha unito buona parte dei rimasugli del
pentapartito ante Mani Pulite con gli arrampicatori politici della Lega
Nord.
Ma, dopo il coro di consensi dedicati alla partecipazione
“patriottica” di Roberto Benigni ad un Festival di
Sanremo tutto tinto di tricolore, non possiamo esimerci dal fare alcune
considerazioni su quel che rimane della sinistra nostrana.
Una strana sinistra, che negli ultimi anni, nel tentativo di arginare
lo strapotere berlusconiano, non ha trovato di meglio che stravolgere
tutto il suo tradizionale bagaglio di valori, perdendo ogni
progettualità e relegandosi in un angolo.
Ma è sotto l'aspetto dell'attenzione sempre riservata alle
lotte popolari delle Nazioni senza Stato che in questa cosiddetta
sinistra è avvenuta l'involuzione più
sostanziale: proprio quella parte politica che storicamente
è partita da posizioni internazionaliste e che quindi, al
pari dei propri colleghi europei, aveva mostrato più
sensibilità alla riscoperta delle tradizioni popolari e alle
lotte degli Irlandesi, dei Baschi, dei popoli africani che cercavano la
Libertà delle relative Terre affrancandosi dal dominio degli
stati centrali o dei colonizzatori, oggi si è trasformata, a
casa nostra, nello più strenuo difensore della
centralità statale, dell'italianità e dei suoi
simboli.
E lo stiamo vedendo sempre più: dal Presidente della
Repubblica, storico dirigente del PCI, sino agli esponenti politici
più periferici o dalla cosiddetta intellighenzia
progressista, è tutto un fiorire di elogi al tricolore,
all'unità d'Italia, quasi volessero far dimenticare quanto
avvenuto nel passato anche recente, quando bastava sventolare una
bandiera, anche per avvenimenti sportivi, ed essere da loro definiti
fascisti e reazionari.
Curiosa evoluzione …… tutta italiana
…..
Un altro aspetto che, secondo noi, merita attenzione è il
rapporto che esiste tra questa sinistra italiana e la Lega Nord.
Ogni attento osservatore può ormai notare come il partito
bossiano abbia abbandonato l'opzione indipendentista e si sia
trasformato un una formazione dedita all'occupazione dei posti di
potere, in modo fine a se stesso.
Talvolta i suoi esponenti, per tener tranquilla una base spesso
disinformata o frastornata, si lasciano andare ad esternazioni di
carattere secessionistico e anti-italiano.
Proprio loro che occupano posti di prestigio, ovviamente ben
retribuiti, all'interno delle strutture dello Stato.
Orbene, invece di seppellire con una risata tali affermazioni leghiste,
come succederebbe in qualsiasi bar lombardo, i nuovi epigoni del
prestigio italiano si lanciano in pesanti dichiarazioni a difesa
dell'unità, legittimando indirettamente le bufale in salsa
verde e quindi compattando la Lega e la sua militanza, e spingendoli
sempre più nel mortale abbraccio con il ras di Arcore.
Davvero strano questo atteggiamento di coloro che non molti anni fa
definirono la Lega come una costola della sinistra…..
Un panorama politico veramente infelice, di fronte al quale sempre
più sale lo sconcerto popolare e di fronte al quale sempre
più, a nostro giudizio, prende piede l'opzione
Indipendentista, con la ovvia creazione di una nuova classe politica,
ispirata a valori che questi signori hanno perso nel loro percorso
fatto di potere, denaro e privilegi.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
22 febbraio 2011
Questo il grido con cui il popolo Milanese accolse il rientro
di Radetzky in città dopo l'insurrezione delle Cinque
Giornate del 1848, quasi a voler tracciare una netta linea di
demarcazione con quella parte della borghesia che..., forse folgorata
dalle idee risorgimentali o forse sperando in più venali
benefici, fomentò la rivolta della piazza.
Come poi andò la Storia lo sappiamo bene e i frutti
avvelenati di quanto avvenne allora li stiamo raccogliendo ancora oggi,
in un questo periodo di festeggiamenti per l'unità italiana.
Assistiamo anche oggi alla frattura fra la cosiddetta
“società civile” inquinata dalla mala
politica e la popolazione, che giorno dopo giorno deve fare fronte ad
una devastante crisi morale ed economica.
Questa e' una delle conclusioni alle quali arriviamo dopo l'analisi
dell'ultimo scandalo scoppiato a Milano, l'affaire Pio Albergo
Trivulzio.
Questa prestigiosa istituzione cittadina, che ha come scopo il ricovero
e l'assistenza agli anziani non più autosufficienti e che
detiene un incredibile patrimonio immobiliare frutto di lasciti e
donazioni dei milanesi, e' coinvolta in una faccenda di mala gestione e
di assegnazioni “allegre” ad amici ed amici degli
amici.
Politici, imprenditori, personaggi della cultura e dello spettacolo,
giornalisti, funzionari dello Stato, persone comunque facenti parte di
categorie già privilegiate sono state oggetto di concessione
di immobili di pregio ad affitti che definire “di
favore” e' poco.
E tutto questo a fronte di una pesante situazione gestionale dell'Ente,
che porta ad un mancato miglioramento dei servizi nei confronti degli
assistiti e a richieste di rette sempre più elevate nei
confronti delle loro famiglie.
E dietro a questo, come spesso avviene in questo singolare paese, si
intravede la mano della classe politica, una vera e propria Casta,
dedita alla soddisfazione delle proprie esigenze di conservazione di
potere e totalmente avulsa dalla realtà di chi
quotidianamente deve tentare di preservare i diritti e la
tranquillità economica, frutto di decenni di duro lavoro.
Solo una vigorosa reazione nei confronti della Piovra politica, che in
questi giorni si riempie la bocca di lodi all'italianità e
tenta in ogni modo di impedire l'accesso ai media di coloro che
vorrebbero fare un po' di chiarezza su come fu unificata la penisola,
con invasioni militari, violenze, saccheggi, truffe e menzogne
colossali, potrà ridare serenità agli abitanti
della nostra Terra Lombarda, un futuro alle nostre giovani generazioni
e un po' di tranquillità ai nostri anziani, che tanto hanno
dato nel passato per il benessere della nostra società.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
20 febbraio 2011
Nell'immane sforzo di forgiare la nazione italica, iniziato
nell'Ottocento e proseguito, evidentemente senza alcun risultato
positivo, sino ai giorni nostri, ieri sera persino l'evento
nazional-popolare televisivo più noto al mondo, il Festival
della canzone di San Remo, e' stato coinvolto nell'impresa.
Evidentemente stimolato dall'atmosfera patriottarda che sta aleggiando
per la Penisola, anche un attore di fama mondiale come Roberto Benigni
ha pensato di dare il proprio contributo alla causa con un lungo
intervento teso ad illustrare al popolo l'immane grandezza dell'inno
nazionale italiano.
Un contributo non certo gratuito, visto che pare che il compenso per
l'intervento superi i 200.000 €, una somma di denaro non
piccola se consideriamo che è stata sborsata da una RAI con
bilanci disastrati e che continua a chiedere ai propri abbonati aumenti
di canone per ripianare le voragini finanziarie, anche in questi
momenti di evidente e grave crisi economica.
Ma quello che ci preme far notare, senza scendere in polemiche
sull'intervento di Benigni o sulla pretesa qualità dell'inno
italiano, è un altro concetto: pensiamo che uno Stato nel
quale i cittadini non conoscono l'inno nazionale e devono farselo
spiegare da un attore nell'ambito di uno spettacolo musicale, sia un
“povero” Stato senza futuro.
E tutto ciò dopo 150 di repressione, anche violenta, del
dissenso anti-unitarista, dopo la scientifica opera di sradicamento di
lingue e tradizioni locali, dopo tutte le avventure belliche affrontate
proprio per costituire una coscienza nazionale italiana, che
provocarono milioni di morti fra i giovani di tutte le popolazioni
coinvolte.
E' un vero e clamoroso fallimento per chi ideò tale impresa
nel passato e per chi ancora oggi non se ne rende conto, due classi
politiche arroccate nei palazzi del potere e lontane dalle vere
esigenze popolari. Solo questo basterebbe per spiegare come mai, sempre
con più forza, da tutte le Terre forzatamente unite si sta
alzando sempre più forte il vento della Libertà,
vento sempre più impetuoso e che, se ben coordinato,
spazzerà via questi ciarlatani senza qualità.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
18 febbraio 2011
Così Luis Durnwalder, Presidente della Provincia
Autonoma di Bolzano, Sud Tirolo, ha risposto al Presidente italiano
Giorgio Napolitano che lo rimproverava per la mancata adesione ai
festeggiamenti per la ricorrenza del 150° anniversario
dell'unità italiana.
Durnwalder, esponente di spicco del SVP, il partito di tendenze
moderate che raggruppa la maggior parte dei cittadini sudtirolesi
presenti sul territorio italiano, ha anche ricordato che il proprio
Popolo non ha scelto di appartenere allo Stato italiano, ma
è stato coinvolto da trattative a livello internazionale che
ne hanno determinato il destino.
Ha inoltre fatto cenno alla difficile situazione vissuta dalla sua
gente prima e dopo il secondo conflitto mondiale, vittima del
nazionalismo italiano pre e post bellico.
In effetti non possiamo dimenticare, ad esempio, il processo di
italianizzazione del territorio sud tirolese ad opera del governo
italiano a partire dal 1923, sotto le direttive di Ettore Tolomei, con
la trasformazione di nomi propri, di cognomi, di nomi di
località e con l'abolizione delle scuole di lingua tedesca.
E nel dopoguerra, con la repressione militare dei patrioti sud tirolesi
e con l'applicazione di un particolare tipo di “guerra
sporca” che portò ad oscuri omicidi da parte delle
forze dell'ordine italiane.
Quale l'effetto delle parole di Durnwalder? E' ripartita sugli organi
di stampa la campagna denigratoria nei confronti degli Amministratori
della Provincia di Bolzano, rei di spendere i denari a loro lautamente
concessi da Roma, in cambio della pacificazione del territorio, per
opere pubbliche faraoniche ed inutili.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA, che è stato da sempre
critico nei confronti della politica di carattere mercantile del SVP e
dei suoi dirigenti, che hanno barattato la Libertà del
proprio Popolo in cambio di consistenti somme di denaro, in questa
occasione non può che essere solidale con Durnwalder e la
sua protesta, in quanto ci pare che questa volta egli abbia finalmente
parlato non come esponente di una parte politica, ma come
rappresentante di una intera comunità linguistica con
tradizioni salde e unità d'intenti.
E invita anche le popolazioni di altre parti di questo sfortunato paese
a non unirsi al coro di lamentazioni nei confronti dei
“ricchi” sudtirolesi: non si può mettere
sullo stesso piano il carceriere e il compagno di cella un po'
più fortunato……..costui compagno di
cella rimane.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
12 febbraio 2011
All'interno dell'enorme contenitore delle celebrazioni per i
150 anni di unità italiana, invitiamo a prestare attenzione
su alcuni eventi che si svolgeranno nella città di Gaeta nel
prossimo fine settimana.
In effetti, non possiamo evitare di notare come le manifestazioni
istituzionalmente organizzate da quel Comune, sotto il titolo
“La verità rafforza l'unità”,
vadano a incrinare il dogma unitarista e siano utili per far chiarezza
su quanto avvenne in quel tormentato periodo.
Insieme a rievocazioni in costume del terribile assedio che
subì la città, conclusosi con un appello del Re
Francesco II alle proprie gloriose truppe, invitandole ad evitare un
inutile ed ulteriore spargimento di sangue e decretando così
la formale fine del Regno delle Due Sicilie, è stato
organizzato un interessante convegno dove, oltre a coraggiosi
intellettuali come Pino Aprile e Lorenzo Del Boca, ci sarà
spazio anche per i movimenti neo-borbonici per esprimere il proprio
giudizio sugli avvenimenti.
Ecco, con un pizzico di invidia, dobbiamo riconoscere che tale
opportunità di fare chiarezza non viene offerta a tutti gli
altri Movimenti che su tutto il territorio peninsulare intendono con
onestà intellettuale contestare l'unitarismo italiano e
rivendicare la Libertà per i propri Territori occupati.
Ci auguriamo che altre amministrazioni, in Lombardia per quanto ci
riguarda, seguano l'esempio dei colleghi campani e contribuiscano
all'accertamento della verità storica sul movimento
unitarista, sui suoi ispiratori e su come venne militarmente realizzata
l'impresa.
Nel frattempo inviamo un caloroso saluto agli amici dei movimenti
neo-borbonici che, in una realtà molto difficile, tengono
alta la bandiera della propria identità contro lo Stato
occupante italiano.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
7 febbraio 2011
Più scendono le cortine fumogene create intorno al
famoso Federalismo leghista, e più alte salgono le feroci
critiche a tale provvedimento, partorito dalla mente del noto
costituzionalista Calderoli, personaggio che passerà alla
storia per aver definito “una porcata” la riforma
elettorale da lui attuata.
Ma la cosa curiosa e' che, se all'inizio del percorso della riforma
federalista colorata di verde le obiezioni venivano dagli enti locali
del meridione italiano che temevano di essere fortemente penalizzati,
ora si alzano le voci dei settori produttivi anche delle regioni del
Nord.
Se solo pochi giorni fa un noto esperto di scuola liberale come Sergio
Ricossa tuonava sulle pagine della stampa, è di oggi la
presa di posizione del presidente della Confartigianato lombarda, che
sulle pagine del Corriere della Sera esprime la forte preoccupazione
per l'aumento di imposizione fiscale che seguirà
l'approvazione della riforma.
E sulle stesse posizioni sono gli albergatori della Confesercenti,
anche loro contrari a quella specie di tassa di soggiorno prevista dal
ministro bergamasco.
D'altra parte e' ormai evidente che l'approvazione del Federalismo non
e' legata alla soluzione del problema fiscale dei cittadini di tutta la
penisola, Lombardi in prima fila, ma è ormai una mossa di
puro carattere elettoralistico che la Lega Nord deve poter giocare in
vista delle elezioni politiche sempre più vicine.
E per ottenere tale risultato, il cosiddetto esperto in materia
costituzionale sta mollando gli ormeggi del rigore per ottenere il
consenso degli enti locali, tranquillizzandoli con
possibilità di applicazione di ulteriori imposte locali.
E chi pagherà tutto ciò? La risposta è
semplicissima: tutti noi, imprenditori, artigiani, lavoratori,
pensionati e semplici cittadini, senza distinzione alcuna.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA, che da subito e' sempre stato
molto critico nei confronti del Federalismo, non può che
augurarsi che tale disgrazia non ricada sulle spalle dei cittadini
Lombardi, già assolutamente vessati dalla macchina fiscale
italiana. Ribadiamo che solo con l'Indipendenza dallo Stato italiano e
con il conseguente ricambio di classe politica, la Lombardia e i
Lombardi potranno essere presenti con giusto diritto nel Continente
europeo, alla pari di tutte le altri Regioni e degli altri Popoli, e
ritornare a quel grado di eccellenza in tutti campi che ha sempre
contraddistinto la nostra Terra.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
3 febbraio 2011
Le celebrazioni per l'anniversario dei 150 anni di
unità d'Italia hanno appena preso l'avvio e scoppia violento
“l'affaire Ruby”, uno scandalo di carattere
boccaccesco che vede coinvolto il premier Berlusconi, una stretta
cerchia di suoi collaboratori e un nugolo di giovani donne di
bell'aspetto. La vicenda va ad occupare le prime pagine dei quotidiani
di ogni parte del mondo e diventa lo spunto per innumerevoli
trasmissioni televisive, dove si affrontano duramente i due
schieramenti politici.
Certamente ci troviamo di fronte a qualcosa che ricorda i tempi del
Basso Impero Romano, quando ormai la moralità pubblica e
privata era allo sbando e tutto lasciava presagire la fine di un
periodo storico.
Ma vorremmo invitare ad una riflessione di carattere storico:
evidentemente questo Stato italiano e' nato sotto una cattiva stella,
si potrebbe dire, in quanto dobbiamo ricordare che tra gli artefici
dell'unita' della penisola vi fu Virginia Oldoini, ovvero la Contessa
di Castiglione, inviata dal governo sabaudo a Parigi per
“ammorbidire” la posizione dell'Imperatore francese
nei confronti delle imprese militari sul nostro territorio e per
coinvolgerlo in prima persona.
Ciò che fu propiziato dall'avvenenza della Contessa rischia
150 anni dopo di sprofondare nel baratro a causa della messa sotto
inchiesta del massimo esponente governativo, segno che esiste un fil
rouge che attraversa tutta la vita di questo Stato, nato per le mire
espansioniste dei Savoia e di oscuri ambienti europei e che sopravvive
oggi grazie ad una Casta di politici senza scrupoli e limiti morali.
Solo un ritorno, in base al Diritto di Autodeterminazione, alla
situazione pre-unitaria potrà permettere alle Popolazioni di
tutte le Terre che compongono la Penisola di ritrovare l'orgoglio di
appartenere ad una Patria e gli stimoli necessari per affrontare a
testa alta la durissima sfida globale.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
27 Gennaio 2011
Sono da pochi giorni iniziate le celebrazioni del 150°
anniversario dell'unità italiana e già si sta
consumando su tutti gli organi di stampa l'ormai abituale commedia
interpretata dalla Lega Nord in tali occasioni.
Da una parte i vertici (che sono comodamente assisi su poltrone
ministeriali a Roma e che quindi, come da prassi, hanno prestato
solenne giuramento alla Costituzione unitarista italiana e alla sua
bandiera) che traccheggiano, esprimendo flebili critiche a mezza voce
per non indisporre Napolitano e per non aggiungere ulteriori
difficoltà al governo di cui fanno parte.
Dall'altra i quadri intermedi e quelli locali che sbraitano sulla
stampa per rilanciare l'immagine di lotta del Partito e che minacciano
tagli ai fondi per le celebrazioni, minacce vane e mai portate a
compimento.
Tutto questo serve per accreditare nei confronti dell'opinione pubblica
la convinzione di trovarsi di fronte a politici attenti alle esigenze
del territorio e che ancora credono in quello che ancora appare, almeno
formalmente, nello Statuto leghista, e cioè che lo scopo
finale sarà l'Indipendenza della Padania. E che il primo
passo sarà l'approvazione del cosiddetto federalismo fiscale.
Ora, di tutto si potrà accusare il FRONTE INDIPENDENTISTA
LOMBARDIA, tranne del fatto di aver fatto della chiarezza uno dei suoi
metodi e, proprio la chiarezza e nella consapevolezza di prendere una
scomoda posizione, dobbiamo precisare questo concetto: non
sarà ne' il federalismo fiscale né altra forma di
autonomia concessa da Roma a risolvere la questione lombarda, anzi.
Accettare queste vie intermedie significa nei fatti riconoscere
l'unità d'Italia, imposta nell'Ottocento a tutti i Popoli
della penisola con le armi, come dogma indiscutibile, cercando solo una
nuova forma organizzativa statale ed amministrativa, ma rimanendo
sempre legati al giogo romano.
E l'esperienza anche a livello europeo dimostra come tali passaggi,
forse validi nel passato, siano ormai superati nelle attuali situazioni
di crisi planetaria, che obbligano a radicali cambiamenti di rotta se
si vuole sopravvivere.
Quello che sta avvenendo per esempio in Belgio ne è la
conferma: senza il coraggio di affrontare la materia in modo netto, si
finisce per incancrenire i problemi e rischiare strappi traumatici.
Solo accettando che l'unica via d'uscita e' il riconoscimento del
Diritto di Autodeterminazione dei Popoli e quindi che ogni Popolo abbia
la possibilità di decidere il proprio futuro, si
potrà avanzare e riportare tranquillità e
benessere in ogni territorio; nel caso lombardo, si potrà
ritornare a quella posizione di preminenza a livello continentale in
ogni campo che sempre ha distinto le nostre Terre.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
10 gennaio 2011
Negli ultimi giorni dell'anno 2010 e' nato in Piemonte un
nuovo soggetto politico che si prefigge il raggiungimento
dell'Indipendenza del Piemonte dallo Stato italiano.
PIEMONTE STATO, questo il nome del movimento, consente di allargare la
famiglia di coloro che si auspicano un ritorno anche sul territorio
della penisola alle cosiddette Piccole Patrie, in base al diritto di
autodeterminazione dei Popoli sancito internazionalmente.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA, che di questa battaglia si e'
fatto portavoce negli ultimi anni sul territorio lombardo, non
può che essere al fianco di questi coraggiosi Piemontesi
che, proprio nel periodo di festeggiamenti per l'anniversario
dell'infausta unità, sfidano frontalmente il moloch
unitarista italiano, e porgere il proprio caloroso saluto.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
03 gennaio 2011
A nome dei Dirigenti e dei Militanti del FRONTE
INDIPENDENTISTA LOMBARDIA, vorrei augurare a Sostenitori ed Amici del
nostro Movimento un sereno Natale ed un felice Nuovo Anno.
Quello che si chiude e' stato un Anno di duro impegno, volto a
ricostruire il nostro Movimento dopo le infelici esperienze del passato.
E' stato solo con il grande lavoro dei Dirigenti e dei Militanti se una
voce di Libertà si è potuta ancora alzare nella
Terra Lombarda, e a tutti costoro va il mio sentito ringraziamento.
Ci attendono nuove e gravose sfide nel prossimo anno, ma a tutti i
Lombardi possiamo garantire sin d'ora che troveranno le donne e gli
uomini del FRONTE sempre in prima fila, a testa alta e senza timore
alcuno, nella difesa delle tradizioni e dei legittimi interessi dei
cittadini della Lombardia.
Auguri a tutti e sempre avanti con il nostro motto:
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
01 gennaio 2011
In totale armonia con i festeggiamenti per i 150 anni
dell'infelice unità italica, l'ente radiotelevisivo di Stato
ha trovato il sistema di portare l'ennesimo insulto alle lingue
tradizionali delle popolazioni che abitano la triste penisola, mandando
in onda degli spot televisivi dove, come sempre, le lingue locali
vengono associate al concetto di ignoranza e passatismo.
Non sono bastati 150 anni di odiosa persecuzione contro quello che in
tutte le parti del mondo viene considerato un valore aggiunto alla
cultura di un Popolo e che in altri Stati europei ha totale
riconoscimento e anzi viene addirittura insegnato nelle scuole
pubbliche.
Lo Stato italiano non perde mai l'occasione di dimostrare quanto sia
aleatorio il concetto di democrazia che ci viene propinato tutti i
giorni e con tutti i mezzi dalla Casta politica romana e quanto invece
esso stesso sia repressivo delle libertà fondamentali di
ogni Popolo che abita sul proprio territorio.
Sotto un certo aspetto, il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA non
può che ringraziare per questa ulteriore dimostrazione di
odio verso le tradizioni popolari: tutto ciò sarà
un'ulteriore spinta verso quella richiesta di Indipendenza che, pian
piano , sta prendendo piede nel Popolo Lombardo, stanco di insulti e
ruberie da parte di uno Stato totalitario ed estraneo alla propria
Storia.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
14 dicembre 2010
Quella che ci arriva da Roma in questo periodo può
essere tranquillamente valutata come l'espressione più
deteriore che un mondo politico può dare.
Un'immagine da fine impero, dove si mischiano inattività,
incapacità, trattative da mercato delle vacche, complotti di
bassa lega. Il tutto per una strenua difesa del potere fine a
sé stesso e non certo per impegnarsi nella soluzione dei
problemi che attanagliano la popolazione.
Se a tutto ciò aggiungiamo gli scandali di carattere privato
e pubblico che ogni giorno ormai emergono e che coinvolgono
trasversalmente tutta la Casta dei politici italiani, possiamo ben
dedurre che il Sistema Italia sia al collasso e che sempre
più necessiti di una radicale svolta.
E tutto questo si innesta su una crisi economica, troppo prematuramente
considerata alle spalle dai cosiddetti esperti economici, ma che invece
colpisce sempre più i cittadini di tutte le classi e di
tutte le Regioni che compongono la Penisola.
Infatti anche nella nostra Terra Lombarda, un tempo considerata la
locomotiva trainante dell'Italia, i morsi della crisi sono sempre
più avvertiti sulla propria pelle da tutti, nonostante il
belletto steso a piene mani dagli organi di informazione, in primis le
televisioni, che mostrano in questo periodo folle alla ricerca
spasmodica di costosi regali di Natale.
Niente di più falso: ormai la maggior parte dei Lombardi si
accontenta di girare per negozi e centri commerciali, fermandosi ad
ammirare le lucenti vetrine ma dovendo scontrarsi con il quotidiano
problema di sopravvivere.
Ed anche coloro che, per loro fortuna, riceveranno la tanto sospirata
Tredicesima, sanno già che buona parte della stessa
è impegnata per pagare bollette e per coprire i regolari
costi della famiglia.
A questo siamo arrivati dopo 150 anni di Unità di questo
Stato e dopo 150 anni di bugie e di sperperi da parte dei politici
italiani.
Quale la soluzione? Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA non cessa di
ripetere che l'unica via e' quella del distacco dall'Italia e della
totale Indipendenza Lombarda, nella speranza che questa idea, che fino
a poco tempo fa pareva troppo radicale e pericolosa, si diffonda sempre
più tra la popolazione come la sola speranza di ripresa
politica ed economica.
Solo un totale cambio di linea e un totale ricambio di uomini
può salvare la Lombardia dalle bufere che sempre
più appaiono all'orizzonte e che sempre più si
avvicinano alla nostra Terra.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
10 dicembre 2010
Previsioni rispettate nelle Elezioni Catalane svoltesi ieri:
vittoria di larghe dimensioni per gli autonomisti centristi di CiU,
arretramento dei socialisti e di ERC, entrata nel Parlament degli
indipendentisti di Joan Laporta. Putroppo rimane fuori dalla
suddivisione dei seggi l'altra formazione indipendentista, Reagrupament
di Joan Carretero.
I Catalani, a quanto pare, dopo aver punito i Partiti che fino a oggi
hanno amministrato la regione, hanno scelto la via piu' morbida
dell'autonomismo, che nel passato, sotto la guida di J.Pujol, ha saputo
strappare moltissime concessioni al Governo di Madrid, sperando che
tale operazione si possa ripetere in futuro sotto la spregiudicata
guida di A.Mas.
E' comunque significativo il successo di SI, il nuovissimo movimento
indipendentista dell'ex Presidente del FC Barcelona, l'imprenditore
Joan Laporta, che con una grintosa campagna si e' aggiudicato 4 seggi,
un risultato forse neanche immaginabile fino a ieri.
Due considerazioni vanno fatte, secondo noi: la percentuale dei non
votanti, pur diminuendo, si attesta sul 40%, una cifra impressionante
che dimostra che anche al di la' del Mediterraneo la popolazione non si
riconosce piu' nella politica tradizionale. E la seconda: anche secondo
osservatori locali, un unico raggruppamento indipendentista
(ERC-SI-RCat) avrebbe raggiunto la terza posizione nelle urne con un
risultato ben superiore a quello ottenuto oggi in ordine sparso.
Questo, secondo noi, e' il segnale piu' chiaro del quale dobbiamo farci
carico: in ogni Terra, gli Indipendentisti devono trovare la strada di
superare fratture, divisioni e personalismi nell'ottica della comune
battaglia contro il centralismo politico. Solo cosi' si progredisce e
si puo' anche dare un segnale di fiducia alla sempre piu' larga parte
di cittadinanza che si allontana dalla politica e dalle elezioni.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
29 novembre 2010
Si è svolta oggi a Roma una conferenza stampa del
premier italiano Berlusconi durante la quale con grande enfasi
è stato illustrato il piano economico del governo, a cui
partecipa con folta delegazione la Lega Nord, a favore del Mezzogiorno,
con uno stanziamento di circa 100 miliardi di Euro.
Solamente ieri abbiamo potuto leggere un editoriale sul principale
quotidiano italiano nel quale veniva evidenziato come, a fronte
dell'inattività politica e della lontananza dai bisogni
reali del mondo economico e comunque di larga parte della cittadinanza,
si correva il pericolo (o l'opportunita', secondo noi….) di
una silenziosa secessione del mondo imprenditoriale, soprattutto
lombardo, dalla comatosa penisola.
Ebbene, questa è la risposta di questo ineffabile governo e
dei suoi componenti, Lega Nord e ministro dell'economia inclusi:
un'altra incredibile pioggia di denaro pubblico che, come sempre, non
risolverà i problemi socio-economici del Sud, ma
andrà a favorire i soliti amici degli amici, come
numerosissime inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno ormai
dimostrato.
Evidentemente questa è anche la risposta all'ineffabile
presidente della Regione Lombardia, che nei giorni scorsi aveva
lamentato tagli inauditi al Bilancio regionale a fronte della variata
ridistribuzione del gettito fiscale da parte dello Stato centrale; ed
agli amministratori locali lombardi che, grazie ai minori ritorni di
denaro da Roma, si vedono costretti a tagliare i servizi al cittadino.
Siamo veramente curiosi di conoscere quale sarà l'ennesima
giustificazione che i dirigenti della Lega Nord, tanto bravi (a
chiacchere…. ) a difendere il Popolo Lombardo, troveranno
per questo provvedimento. Sulle loro teste si stanno addensando le nubi
scurissime della rabbia popolare, ma forse neppure se ne accorgono,
impegnati come sono a difendere le proprie ben remunerate carriere
politiche.
Da parte nostra, non rimane che ribadire il nostro programma, che
prevede il solo rimedio a tutto questo: l'Indipendenza della Lombardia.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
26 novembre 2010
Salgono in queste ore i toni della polemica che vede
protagonisti il Ministro degli Interni italiano, Roberto Maroni, e lo
scrittore Roberto Saviano, a seguito di una seguitissima trasmissione
televisiva, nella quale lo scrittore campano ha accusato alcuni
esponenti della Lega Nord di contatti con la malavita organizzata
calabrese al fine di uno scambio tra voti e penetrazione sul territorio.
Senza scendere nei particolari della recente inchiesta che ha portato
allo scoperto questa situazione, e' indiscutibile che la
criminalità organizzata si sia radicata sul territorio
Lombardo grazie, quanto meno, alla colpevole disattenzione delle forze
politiche presenti sul territorio e quindi anche della Lega Nord, molto
più impegnata nella ben più propagandistica lotta
all'immigrazione straniera (anche se con risultati non certo positivi
…) che alla denuncia e al contrasto di fenomeni ben
più insidiosi per la collettività e per
l'economia lombarde. Sono ormai sotto gli occhi di tutti le precarie
condizioni di legalità che esistono in intere zone
dell'hinterland milanese e la tolleranza del sottobosco politico locale
che ha permesso tutto ciò. Le inchieste della magistratura
hanno ormai smascherato imperi economici che, grazie ai capitali
derivanti dai traffici illeciti, hanno prosperato ed inquinato anche il
mondo imprenditoriale e rivelato le collusioni con importanti settori
della politica Lombarda ufficiale.
Troviamo quindi quanto meno inopportuna la presa di posizione del
Ministro Maroni, che nella sua posizione dovrebbe essere ben informato
delle indagini passate e presenti; molto probabilmente, vista l'aria di
“tutti a casa” che tira a Roma, tenta solo di
ricreare una verginità per il suo Partito in vista di
prossime elezioni.
Allo scrittore Saviano, invece, ci permettiamo di dare un consiglio:
nelle sue puntuali dissertazioni sulla malavita organizzata d'origine
campana, approfondisca una volta tanto il rapporto che vi fu fra
l'unificazione d'Italia, a cui e' molto legato, e le organizzazioni
criminali. Ad esempio ci parli una volta tanto dei rapporti fra il
Ministro napoletano Liborio Romano e i camorristi, del patto conclusosi
fra di loro con la nomina degli stessi a funzionari di Polizia e
dell'incarico di mantenere l'ordine in occasione dell'ingresso di
Garibaldi a Napoli e nella Campania intera. Incarico svolto con tanto
di COCCARDE TRICOLORI sul cappello.
Ma forse un approfondimento del genere è troppo scomodo e
controcorrente e potrebbe offendere le anime belle che stanno
celebrando i 150 di unità italiana, confermando
ciò che il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA sostiene dalla
sua fondazione: il male di tutti i mali e' l'ITALIA, con le sue
storture ed i suoi compromessi.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
16 novembre 2010
Il Fronte Indipendentista Lombardia (operativo a Varese e in
Lombardia dall'autunno 2006) intende presentarsi alle elezioni comunali
di Varese della prossima primavera.
Non una lista estemporanea, estranea alla città, non una
lista-contenitore pronta a raccogliere gli scarti e gli avanzi della
politica cittadina, ma una lista attenta ad iniziare un dialogo ed un
confronto con le forze sane della città per poter garantire
al consiglio comunale di Varese un'opposizione critica e attenta alle
manovre, ai maneggi e alle spartizioni che la politica romana (di cui
purtroppo le amministrazioni varesine sono lineari manifestazioni)
produce in questa città.
Chiamiamo a raccolta gli spiriti liberi, coraggiosi, disinteressati,
coloro che nel piccolo come nel grande amano la città di
Varese e vorrebbero vederla libera dalle catene del leghismo e
dell'”arco costituzionale” da esso generato.
Chiamiamo a raccolta chi crede che Varese possa essere una grande
città in una Lombardia libera, indipendente e mitteleuropea,
e non un piccolo capoluogo, bottegaio e sonnolento, dell'Insubria
infelice.
Per questo ci appelliamo innanzitutto ai giovani, non ancora
completamente nauseati dalla politica, e non rintronati dalle sirene
del politicamente corretto, agli imprenditori e agli operatori
economici e commerciali che, di fronte alla crisi irreversibile del
sistema italia, vogliono tracciare con noi percorsi nuovi e lavorare
per il futuro delle nostre aziende, affinchè queste possano
affrontare con consapevolezza e determinazione un futuro non roseo, a
tratti drammatico.
Non ci appelliamo ai politici di professione, a chi ha allontanato la
propria azione politica dal bene collettivo della città, a
chi per pavidità e servilismo ha scelto la via poco
dignitosa del compromesso e del quieto vivere, a chi comodamente siede
nei palazzi dorati del potere.
Il Fronte Indipendentista Lombardia non ha bisogno di loro.
Auguri a Dario Cammarata e a chi opererà nei prossimi mesi
per la dura campagna elettorale varesina.
Piergiorgio Seveso
Portavoce Nazionale
6 novembre 2010
Pur desiderando evitare polemiche spicciole con altri
movimenti politici, non possiamo rinunciare ad alcune riflessioni su
quanto sta avvenendo da molte parti, ma soprattutto nella culla della
Lega Nord, e cioè Varese e dintorni.
Viene riportato dalla stampa locale che il duro confronto in atto da
tempo fra le correnti varesine del movimento bossiano, o forse per
meglio dire la guerra per bande, è sfociato in possibili
espulsioni, sospensioni e soprattutto in richieste di dimissioni da
incarichi in CdA di aziende pubbliche, incarichi ottenuti grazie
all'appartenenza partitica.
Ora, è proprio su questo punto che vorremmo fissare la
nostra attenzione: la Lega nacque e prese piede nelle nostre Terre
soprattutto quale movimento di popolo che si batteva contro
l'occupazione dei partiti politici italiani di ogni scranno
disponibile, spesso con persone di dubbia capacità e pagate
dalla cittadinanza
Ora, a parte l'anomalia unica al mondo di un movimento che si definisce
nato "per l'Indipendenza della Padania" e che occupa posti di Governo a
Roma, la Lega Nord ha colmato con propri uomini tutti i Cda pubblici,
con la stessa logica "in salsa romana" di tutti gli altri partiti: non
per risanare e ripulire tali enti, ma per creare una sorta di
sottobosco politico utilissimo nelle occasioni di carattere elettorale.
Quando alcuni Militanti leghisti qualche anno fa sbatterono
rumorosamente la porta, contestando proprio questa trasformazione del
movimento e fondando il FRONTE INDEPENDENTISTA, l'accusa loro rivolta
fu quella di essere gli eterni "trombati", cioè coloro che
non trovavano spazio per le proprie ambizioni personali in materia di
comode e ben retribuite poltrone.
Sono passati pochi anni e la verità e' salita a galla: la
loro integrità morale era ben altra cosa rispetto a quella
della dirigenza in camicia verde e, salvo isolati, anche se eclatanti,
casi di interessato ritorno all'ovile, tale è rimasta negli
anni.
Il FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA non vuole costruire un ristretto
nucleo di algidi cavalieri senza macchia e senza paura, ma un ampio
movimento popolare aperto a tutti i Lombardi di buona
volontà, ma sul campo della chiarezza di obiettivi e
dell'onestà intellettuale non accetta lezioni da nessuno.
VIA DALL'ITALIA
LOMBARDIA INDIPENDENTE
PierGiorgio Seveso
Ufficio Politico FRONTE INDIPENDENTISTA LOMBARDIA
1 novembre 2010

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