1) PER L'AUTOGOVERNO DELLA LOMBARDIA
Scopo del Fronte è l'autodeterminazione, la salvaguardia e
la ricostituzione del popolo lombardo. Per il Fronte il principio di
AUTODETERMINAZIONE è cardinale e universale, DEVE
cioè valere non solo per noi ma per TUTTI I POPOLI. Il
fronte dunque si impegnerà, secondo le vie politiche e
culturali, per l'indipendenza della Lombardia. Primo passo della nostra
attività sarà la riattualizzazione
dell'identità lombarda attraverso lo studio della sua
storia, della sua tradizione e l'utilizzo continuativo delle lingue
lombarde.
2) SPAZI D'AZIONE GEOPOLITICA
È chiaro che la visione geopolitica del Fronte è
assolutamente post-italiana. Lo spazio naturale del Fronte
Indipendentista infatti è la MittelEuropa. Nostro impegno,
dunque, sarà quello di riallacciare i rapporti (in maniera
seria) in primis con le Piccole Patrie a noi più vicine
(Veneto, Piemonte, Liguria, Friuli, Emilia, Romagna, Trentino e Tirolo)
e poi con i movimenti autonomisti-identitari di tutta Europa (catalani,
baschi, irlandesi, fiamminghi, bretoni etc.). Pur in questa proiezione
mitteleuropea, il Fronte intende mantenere rapporti di stretta e
cordiale collaborazione con altri movimenti indipendentisti presenti
nello Stato italiano (sardisti, sicilianisti, identitari neoborbonici)
3) LA COMUNITÀ
Fondamentale allo scopo è la riproposizione e valorizzazione
del concetto di COMUNITÀ di POPOLO: una comunità
di individui che condividono terra, lingua e tradizioni, passato e
futuro e il cui interesse comune DEVE prevalere sull'interesse del
singolo allorché quest'ultimo sia di nocumento alla
comunità. La comunità di popolo o almeno la
comunità frontista dovrà provvedere
all'organizzazione di forme di MUTUO SOCCORSO economico e morale dei
suoi componenti.
4) RISPETTO PER l'AMBIENTE
Il nostro AMBIENTE, come del resto altre vaste aree del pianeta,
è stato ed è vittima di interventi spesso
dissennati da parte di singoli e consorterie senza scrupoli che si sono
arricchite in maniera oscena lasciando in dote alla comunità
solo distruzione e inquinamento. Oggi, di fronte ad una situazione
economico-produttiva stagnante (anche a causa di una incontrollata
globalizzazione mercantile) è ora di invertire la rotta e
cominciare a pensare alla famosa "decrescita sostenibile".
Ciò, nel caso delle grandi opere, non significa dire NO ad
ogni nuova infrastruttura, ma vuol dire realizzare solo cose veramente
utili al territorio (non certo la Pedemontana o la TAV) e, soprattutto,
accettate dalla comunità che se le trova in casa.
5) IMMIGRAZIONE
Premesso che il Fronte per sua natura è contrario alla
globalizzazione selvaggia che è causa primaria della
devastante crisi economica che affama buona parte del Mondo e costringe
milioni di disperati all'emigrazione per sfuggire ad una vita
degradante, si ritiene che, in questi anni di problematica esistenza
anche per le popolazioni Lombarde, il fenomeno immigratorio debba
essere considerato con attenzione. Anche in questo caso, deve valere il
principio della decisionalità locale, per evitare squilibri
e contrasti. Ovviamente, qualora la situazione economica lo consenta,
dovranno avere la precedenza coloro che meglio sapranno integrarsi nel
tessuto sociale lombardo. Tutto questo inserito in un totale
cambiamento di rotta nelle politiche economiche di aiuto allo
sottosviluppo del Terzo Mondo. Occorre infatti portare in questi Paesi
un reale aiuto per favorire una prospera economia a misura locale,
rispettosa delle tradizioni e della cultura dei Popoli che li abitano.
6) NO A PRIVATIZZAZIONE SELVAGGIA
Il Fronte riconosce e incentiva la libera impresa, la libera
professione e la proprietà privata, ma ritiene ILLEGALI e
CONTRARIE agli interessi della comunità alcune operazioni di
PRIVATIZZAZIONE SELVAGGIA avvenute negli ultimi anni che hanno avuto
come risultato la spoliazione della comunità a vantaggio di
multinazionali e oligopoli che , per giunta, non hanno per nulla
migliorato l'efficienza di servizi prima statali. Ciò
premesso il Fronte ritiene che le RISORSE NATURALI limitate e non
riproducibili e I SITI di PRODUZIONE ENERGETICA NON SIANO
PRIVATIZZABILI e che tutto ciò che lo è stato
dovrà essere NAZIONALIZZATO. ACQUA, GAS,
ELETTRICITÀ, in parole povere, sono beni comunitari che
vanno sottratti agli oligopolisti e gestiti da uno Stato garante di
tutti.
7) PRODUZIONE, IMPRESA, MERCATI
Allo scopo di sottrarsi alla morsa della globalizzazione che sfrutta e
inquina il terzo mondo e costringe alla chiusura le nostre imprese, si
ritiene indispensabile tornare ad una sorta di autarchia che, almeno in
alcuni settori (es. alimentare) permetta la produzione di almeno il 70%
del fabbisogno interno. Ciò significa da un lato
l'imposizione di DAZI e dall'altro la ribellione alle imposizioni della
UE che ordinano la dismissione di interi comparti produttivi nostrani.
Detto ciò, le quote estere dovrebbero essere acquisite in
diretto accordo con i paesi produttori non attraverso multinazionali,
ma con sistema simile a mercato equo e solidale.
8) RAPPORTO CON UE E POLITICA ESTERA
Il Fronte è per una Europa dei Popoli forte ed autonoma e
per questo critica duramente la UE che, invece, è stata
concepita proprio per soffocare queste aspirazioni. La UE è
una organizzazione per nulla trasparente, dominata da oligarchie
finanziarie, lobbies e logiche di stampo mondialista che
anzichè fare dell'Europa il grande competitore degli USA ne
hanno fatto la succursale. La UE conduce invece una politica interna di
depotenziamento o smantellamento delle industrie e produzioni dei Paesi
membri (a favore delle multinazionali che producono in Cina o Turchia),
unita ad una politica estera dettata da Washington che prevede
l'allontanamento della Russia (e ciò significa la nostra
dipendenza energetica dagli arabi) e l'entrata della Turchia in Europa.
Per contrastare tutto ciò occorre una politica seria di
alleanze con seri movimenti identitari europei.
9) RISORSE ECONOMICHE E TASSE
Al fine di creare un progressivo smarcamento dallo stato italiano
occupante, il Fronte propone una ridistribuzione dei proventi delle
tasse che prediliga il mantenimento in loco delle risorse piuttosto che
affidarle nella stragrande maggioranza all’inefficiente stato
centrale che usa i soldi lombardi non per incentivare altre economie (a
noi comunque estranee) ma soprattutto per mantenere i propri privilegi
e le proprie prezzolate burocrazie. Nell’ottica di una Lombardia
indipendente una piccola parte della tassazione andrà alla
capitale, Milano, per mantenere necessariamente la burocrazia
nazionale, mentre la restante parte sarà ripartita tra gli enti
locali
10) ISTRUZIONE E CULTURA
Il Fronte si pone l’obiettivo di valorizzare anche nelle sedi
educative lo studio delle lingue locali e della storia nazionale
lombarda. Ancora, per quanto concerne l’economia e, più in
generale le scienze sociali, la preoccupazione principale sarà
quella di impostare i programmi tenendo sempre ben fermo il perno della
famiglia e della comunità come referenti primi dell’azione
sociale, accantonando quindi quella visione del mondo personalistica,
egoista e autoreferenziale che oggi appesta non solo la Lombardia ma
tutto il mondo capitalista. In ultimo si incentivano tutte quelle
iniziative culturali tese a riscoprire le tradizioni, i costumi, gli
usi e la storia della Lombardia così come tutte quelle
apertamente critiche contro lo stato italiano dal punto di vista
culturale, sociale, politico ed economico.
Mozione numero 1
II Congresso Nazionale
“Fronte Indipendentista Lombardia Testimonianza,
Identità,
Antagonismo politico, Futuro”
15 ottobre 2009
Non vorrei fosse travisato il significato di questa serata che ben
lungi dall’essere il ritrovo informale
di alcuni amici è, pur in questa atmosfera decisamente
spartana, il secondo congresso nazionale del
Nostro Movimento.
Non una serata di tristezza ma di gioia (1), non una serata di
divisione ma di
unità (2), non una serata di ricordi ma di progetti (3).
1) Siamo vivi e abbiamo ripreso in mano il nostro futuro.
Dopo un anno in cui il Fronte era entrato in un odioso e miserevole
limbo politico e ideologico di
un’alleanza incerta e raccogliticcia come quella di Lombardia
Autonoma ( o meglio dire Lega
Padana – Lombardia Autonoma) dove l’incertezza
della gestione, la mancanza di chiarezza
statutaria, la sostanziale anarchia e una grave ipoteca padronale
avevano reso impossibile qualunque
azione politica seria nell’ambito di un reale autonomismo e
indipendentismo.
Ne abbiamo preso atto
in tempo prima che ulteriori passaggi ci portassero a perdere
ulteriormente in dignità di fronte al
piccolo bacino di consensi da noi raccolto .
Il Fronte riprende stasera la sua piena libertà
d’azione, si può posizionare in piena
libertà all’interno
del dibattito politico, può senza legacci giudicare e
segnalare alla pubblica opinione tutte quello che
sa di stortura, di manomissione, di abuso, di compravendita politica,
di mercimonio ai danni del
popolo lombardo.
Un popolo beninteso che non sempre si meriterebbe il nostro aiuto,
diviso e impestato com’è dal
qualunquismo, dall’appiattimento sul bipolarismo italiano,
dal correre “in soccorso del vincitore”,
dall’assunzione di modelli comportamentali e sociali molto
lontani dalla nostra identità ma più
vicini ad una mentalità levantina e affaristica. Ma le
ragioni della nostra Heimat di appartenenza
vanno al di là del pur desolante quadro.
2) Non è una serata di divisione ma di unità
infatti non ci allontaniamo da nulla ma continuiamo
semplicemente quel cammino iniziato il 1 maggio 2006 a Cazzago San
Martino (Bs), in piena
coerenza coi principi che stabilimmo allora.
Senza soluzione di continuità, riprendiamo il percorso
semplicemente e normalmente, sotto le insegne di quest’
aquila bicipite simbolo di quella
Mitteleuropa imperiale cui, da lombardi, sentiamo di appartenere.
Insegne onorate e immacolate,
non profanate da alleanze e doppiezze ideologiche profananti e
contaminanti.
Tra chi riprende in
mano questa bandiera, ci sono gran parte di quei fondatori che
sottoscrissero la fondazione del
movimento il 7 luglio 2006.
3) Perché quindi questa non sia solo una serata di ricordi
ma di progetti, il Fronte deve avere il
coraggio di rileggere la sua storia, per cogliere i grandi errori che
hanno caratterizzato la precedente
gestione, per cogliere il suo “peccato originale”,
quello di essere nato più per reazione che per un
vero progetto, più per evento occasionale che con un vero
programma.
Quindi, senza alcuna vera e
meditata piattaforma programmatica, con un procedere tortuoso e
contraddittorio il Fronte ha
contribuito a disperdere tutte quelle forze sane che anelavano ad un
ritorno a vario titolo al
secessionismo all’indipendentismo, ha contributo ad
reincanalare la protesta nei normali binari
dell’elettoralismo all’italiana, ha demotivato i
coraggiosi, allontanato i critici, spezzato la volontà
degli innovatori, pescando a volte in un sottobosco politico assai
discutibile.
Se vogliamo
ricostruire, dobbiamo quindi guardare in faccia alla realtà
e solo da lì ripartire in modo costruttivo e
se necessario rompendo gran parte degli schemi mentali della precedente
gestione.
Mai più una smodata gestione personalistica e autocratica
del movimento, mai più una ricerca
ossessiva dell’appuntamento elettorale, mai più
l’appuntarsi casuale sulle novità nella cronaca,
mai
più il cavalcare un tema d’occasione per poi
dimenticarlo un istante dopo, mai più contatti politici
pubblici o privati (né tantomeno alleanze) con movimenti
politici e culturali che non condividano
almeno una visione post-italiana e post-bipolare della politica, mai
più contatti con la Lega Nord,
mai più una mentalità leghista nella gestione
della politica.
Siamo frontisti e non abbiamo nulla in
comune con la Lega sotto NESSUN aspetto, non siamo né
fratelli, né cugini.
Più serietà, più
organizzazione, meno attivismo, un’azione su medio, lungo,
lunghissimo termine, utilizzo
continuativo dei media, specialmente internet, un’azione che
sia decisamente meno partitica e più
identitaria e culturale.
Sarà necessario riprendere i contatti con “I
Veneti”, con il Pnv, col “Front Furlan”,
coi sardisti e i
movimenti meridionalisti neoborbonici e sarà importantissimo
prendere finalmente (e sottolineo
finalmente) esempio dal magistero e dall’esperienza dei
grandi indipendentismi europei, non oscure
bandierine da sventolare all’occorrenza.
Parlo ovviamente degli stilemi comunicativi del Vlaams Belang
fiammingo, dell’Adsav bretone, dei
movimenti politici baschi, catalanisti, galizisti, corsi, occitanisti,
trentino-tirolesi, che dovranno
essere da noi accuratamente studiati.
I temi securistici e anti-immigrazionistici dovranno essere, pur
ribadendo la nostra profonda
attenzione alla centralità dello Ius sanguinis, molto
marginali a favore di un discorso identitario e
indipendentista.
Proprio per questo sarà importante un utilizzo costante del
bilinguismo (italiano-lingua locale) nei
principali comunicati ben al di là dell’aspetto
folclorico, questa disciplina è essenziale per un
progressivo sviluppo di un discorso indipendentista degno di questo
nome.
In una gestione
collegiale e poco burocratica, c’è il germe per
responsabilizzare i gruppi provinciali e locali, sarà
cura di nominare un ufficio politico di giovani indipendentisti che
possano trasmettere e trasformare
in comunicati politici le segnalazioni che provengano dalle sezioni
locali.
Ringrazio tutti coloro che hanno reso possibile questo inevitabile
passaggio Gianmario Marcante e
Giovanni Stefanazzi, Giorgio Galli presidente uscente del Fronte, il
militante Davide Alemanni per
la consulenza giuridica e i consiglieri nazionali Giovanni Roversi e
Alessandro Ceresoli per avermi
fatto comprendere la gravità della situazione, in tempi non
ancora sospetti.
E soprattutto per quella brava e onesta gente del Fronte che con la sua
determinazione e onestà è
d’esempio per noi, militanti più giovani, dicevo,
è per servirla e aiutarla, che mi candido alla
segreteria del Fronte Indipendentista Lombardia.
Lombardia libera!
Piergiorgio Seveso